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Politica: p. Occhetta (La Civiltà Cattolica), le “urgenze” non annullino “il bisogno di riforme del Paese”

Il voto referendario dello scorso 4 dicembre “ha spostato il baricentro politico sulla questione sociale, con le sue urgenze: la gestione dell’immigrazione, la lotta al terrorismo internazionale, la scuola, la coesione sociale, le politiche del lavoro”. È però auspicabile “che le urgenze non annullino il bisogno di riforme che il Paese attende da circa 30 anni”. Ne è convinto padre Francesco Occhetta. Nel “focus” del numero in uscita de “La Civiltà Cattolica”, Occhetta si sofferma sul “no” uscito dalle urne e osserva che “lo spirito della riforma” potrà comunque “essere realizzato a poco a poco, all’interno di un Parlamento che abbia ritrovato una coscienza costituzionale e maggioranze qualificate, senza la conflittualità e le lacerazioni del dibattito appena concluso. Attraverso questa via, forse meno organica ma certamente più pratica, il Parlamento potrà seguire la via già percorsa per il ritocco dei 41 articoli della Costituzione approvati dal 1963 ad oggi”. Analizzando le ragioni del voto, il gesuita sottolinea che “nonostante gli auspici, sono andate oltre il merito e i contenuti della riforma costituzionale, approvata dal Parlamento il 12 aprile 2016”. Nei fatti, l’appuntamento elettorale si è trasformato in un “referendum politico” sulla persona del presidente del Consiglio e sull’operato del suo governo, “che includeva le riforme, ma non si limitava ad esse”. La “anima riflessiva” dell’elettorato non è stata neppure intercettata dalle “categorie di rappresentanza sociale” e il “no contro qualcuno” ha prevalso nelle aree e nelle fasce più deboli del Paese e tra i giovani (l’81% fra i 18-34 anni).

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