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Rapporto Censis: siamo ancora il Paese del sommerso, ma nell’era del post-terziario

L’Italia è entrata nella “seconda era del sommerso”, quello che il Censis definisce “post-terziario”. Nel 50° Rapporto presentato oggi da Giuseppe De Rita, l’istituto di ricerca che negli anni Settanta colse per primo la rilevanza di fatto dell’economia sommersa, spiega quali sono le differenze rispetto al “sommerso pre-industriale” di quegli anni. Il fenomeno emergente che caratterizza la fase nuova non è un “sommerso del lavoro” né un “sommerso di impresa”, che pure continuano a sussistere, ma un “sommerso di redditi”. Una realtà, sostiene il Censis, che “prolifera nella gestione del risparmio cash”, nelle “strategie di valorizzazione del patrimonio immobiliare” (case-vacanza, bed and breakfast, casolari rurali ecc.), nel settore dei servizi alla persona (badanti, baby-sitter, lezioni privare ecc.), nei servizi di “mobilità condivisa” e di recapito, e in altri comparti ancora. Questa dinamica dà luogo a “figure lavorative labili e provvisorie, soprattutto tra i giovani che vivono nella frontiera paludosa tra formazione e lavoro”. Tra il “sommerso pre-industriale” e quello “post-terziario” c’è una differenza strutturale: mentre il primo “apriva a una saga di sviluppo imprenditoriale e industriale”, il secondo è “più statico che evolutivo”, non ha un “sistemico orientamento di sviluppo”. È una “macchina molecolare” cioè un “magma di soggetti, interessi e comportamenti” che, secondo il Censis, esprime una sorta di “funzione primordiale” del corpo sociale, quella di “reggersi” anche senza disporre di un’intelaiatura politica e istituzionale all’altezza dei nuovi processi.

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