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Referendum: De Martis (editorialista), finalmente è arrivato il momento in cui la parola passa al popolo

“Se votare non è mai un atto di routine, in questo caso la partecipazione alle urne assume una rilevanza veramente straordinaria” per tre motivi. Lo scrive Stefano De Martis, in una nota pubblicata dal Sir. Innanzitutto “per la materia del referendum”. Infatti, “la legge costituzionale pubblicata sulla Gazzetta ufficiale n. 88 del 15 aprile scorso modifica aspetti significativi dell’assetto istituzionale della Repubblica, così come risulta dalla Carta del 1948 e dalle leggi di revisione che sono state approvate successivamente”. Un secondo motivo “attiene al clima complessivo che si sta vivendo circa i rapporti tra eletti ed elettori – o in un senso ancora più largo tra élites e popolo – in Italia come in tutto il mondo occidentale”. Un clima, precisa De Martis, che “coinvolge il senso stesso della politica in un contesto di democrazia rappresentativa e costituzionale. Ebbene, l’esercizio partecipato e consapevole della sovranità popolare a cui siamo chiamati, è anche una risposta alla diffusa preoccupazione per la ventata di populismo che ha scosso persino Paesi di grande tradizione democratica”. Serve “un più di democrazia partecipata e consapevole, non un meno”. A questo proposito, “tornano alla mente gli appelli convergenti del presidente e del segretario generale della Cei a partecipare al voto e a farlo con senso di responsabilità, informandosi personalmente, in modo approfondito, scegliendo con lucidità e non sulla base di reazioni emotive”. C’è anche un terzo motivo che rende importante in modo speciale l’esercizio del diritto-dovere del voto nel referendum costituzionale: “Per la validità di tale referendum, infatti, stante la finalità di confermare o non confermare una legge costituzionale già approvata dal parlamento, ma senza la maggioranza dei due terzi, non è richiesto alcun quorum”. In pratica, “tra il Sì e il No vince chi prende più voti, a prescindere dall’affluenza alle urne”.

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