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Europa: mons. Minnerath (Digione) e Galli della Loggia, il futuro del continente nel contesto attuale

“Il futuro dell’Europa” è stato il tema al centro del dibattito che si è svolto ieri sera a Genova nel corso della prima serata della nona edizione di “Cattedrale Aperta”. Ne hanno parlato mons. Roland Minnerath, arcivescovo metropolita di Digione, e lo storico Ernesto Galli della Loggia. Per mons. Minnerath “la crisi antropologica è più antica della crisi economica” e deriva dal fatto che “la crisi antropologica è all’inizio di tutto in quanto è la maniera con cui l’uomo si concepisce in rapporto agli altri e all’universo”. Per questo, “dobbiamo continuare a fare entrare il messaggio cristiano nella società”. E anche se quello cristiano “è un messaggio utopico, è importante perché è necessario avere una visione dell’avvenire in cui l’uomo è al centro di tutto”. Tanto più che non ci dobbiamo fermare davanti all’utopia “perché dobbiamo avere utopie per migliorare le cose”. Per Galli Della Loggia “la Chiesa dovrebbe cercar di capire di più quello che sta accadendo” e “dovrebbe decidere se l’Europa le interessa o no, se i suoi destini si giocano ancora in Europa o se l’Europa deve essere abbandonata”. “Ho l’impressione – ha proseguito lo storico – che questa Chiesa dia questa impressione” e che “oggi, nel popolo cattolico, questo problema non sia messo a fuoco perché c’è l’idea che le periferie del mondo contano più dell’Europa”. Ma, a suo modo di vedere, “le periferie ricevono alimento e illuminazione dall’Europa” perché “le radici della Chiesa non possono essere tolte dal terreno europeo”. Infatti, “l’universalità della Chiesa nasce dall’Europa che è stato il continente che ha pensato l’universalità”. “La Chiesa – ha concluso mons. Minnerath – non abbandonerà l’Europa perché l’Europa siamo noi”.

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