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Diritti umani: Melcangi (Univ. Cattolica), “si ignorano i numeri esatte delle donne vittime dello Stato Islamico”

“Il tema della violenza contro le donne, in particolare contro le minoranze yazide, è molto attuale: basta pensare a quello che sta accadendo anche nel nostro Paese sul fronte dei femminicidi. Purtroppo, però, si parla ancora troppo poco di questa emergenza, e spesso si ignorano i numeri esatte delle donne vittime dello Stato Islamico”. Lo ha detto Alessia Melcangi, dottore di ricerca in Pensiero politico e istituzioni nelle società mediterranee all’università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, nel corso del convegno organizzato dal Centro italiano per la pace in Medio Oriente (Cipmo) in collaborazione con l’ufficio di informazione del Parlamento europeo, dal titolo “Minoranze e tutela dei diritti umani”. Al centro dell’incontro la storia di Nadia Murad Basee Taha e Lamiya Aji Bashar, due giovani Yazide sopravvissute alla schiavizzazione sessuale e alle violenze dello Stato Islamico, cui il Parlamento europeo ha conferito il premio Sacharov 2016. “Le donne yazide – ha proseguito Melcangi – subiscono una violenza sistematica da parte dei terroristi dello Stato islamico, che ha sterminato migliaia di civili e ne ha catturati moltissime altri. Attualmente sono oltre 5 mila le donne prigioniere nelle mani dell’Isis, che ha riabilitato la pratica della schiavitù. Queste donne vengono torturate, marchiate e poi vendute come schiave, secondo un meccanismo organizzato che mette i brividi e per cui l’Occidente non fa abbastanza”.

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