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Corruzione: Corradino (Anac) a “Notizie”, servono “rivoluzione culturale”, trasparenza e “controllo sociale”

Per combattere la corruzione, e in particolare la sua banalizzazione, serve “una rivoluzione culturale”. Le armi sono “la trasparenza globale” in politica e nella pubblica amministrazione, e il “controllo sociale”. Ne è  convinto Michele Corradino, componente dell’Autorità nazionale anticorruzione e magistrato del Consiglio di Stato, autore del libro “È normale… lo fanno tutti”. Intervistato dal settimanale della diocesi di Carpi, “Notizie”, Corradino racconta dei suoi incontri nelle scuole per parlare di legalità con gli alunni: “E’ importante dialogare per immagini: raccontare non solo le norme del codice penale, ma come è davvero la corruzione in Italia, riportare episodi, per fare capire che non è qualcosa di lontano, che esiste solo a Roma, a Napoli, nel mondo della politica o sulle pagine dei giornali, ma che incide anche sulle loro vite. Questo trasforma l’iniziale indifferenza dei giovani in un crescendo di interesse che poi si tramuta in rabbia”. La corruzione “uccide il merito: le statistiche dimostrano che vi è correlazione tra la posizione dello Stato nella classifica della corruzione (Italia è al 60° posto) e la fuga dei cervelli all’estero. Così come il tasso di investimento in ricerca e sviluppo è inversamente proporzionale al livello di corruzione”. Quale via d’uscita? “Una svolta, una rivoluzione culturale. Parlarne ovunque, raccontare i danni che produce”. L’arma è “la trasparenza globale della pubblica amministrazione e della politica. Sull’esempio degli Stati Uniti, occorre che i politici e gli amministratori pubblichino tutti i dati e le informazioni, fornendo ai cittadini gli strumenti per interpretarli”. Necessario un “controllo sociale di tipo diffuso”, che parta dal basso, dalla gente. L’Anac e la magistratura operano su due piani paralleli: ma in sinergia. “I cittadini, come anche il giornalismo di inchiesta, hanno un ruolo molto importante in questa lotta”.

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