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Ue-Chiese: incontro fra istituzioni europee e leader religiosi. Mons. Kozon (Comece), “affrontare cause delle migrazioni”

Bruxelles, 29 novembre: Antonio Tajani, il vescovo Czeslaw Kozon, Frans Timmermans (foto SIR/CE)

(Bruxelles) “Il controllo temporaneo delle frontiere di alcuni Paesi per respingere certi gruppi di persone, sebbene non contraddica le regole di Schengen, suscita qualche preoccupazione”: così ha esordito il vescovo di Copenaghen, monsignor Czeslaw Kozon, intervenendo stamane a Bruxelles nella veste di vicepresidente della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) all’incontro annuale tra le istituzioni Ue e le comunità credenti presenti nell’Unione su “Migrazione, integrazione, valori europei: dalle parole ai fatti”. Se è pur vero che “non ogni immigrato è un rifugiato”, e si può distinguere tra chi arriva perché perseguitato e minacciato e chi perché vuole garantire ai propri figli una vita migliore, “gli sforzi crescenti per chiudere i confini e ridurre l’immigrazione devono accompagnarsi a iniziative internazionali”, commenta il vescovo. Mentre resta “compito fondamentale l’affrontare le cause di fondo della migrazione”. Seppur preziosa l’assistenza ai rifugiati nei Paesi confinanti dove sono sfollati, come nel caso della Turchia, occorre “affrontare i problemi nei loro Paesi d’origine”, insiste Kozon. Tra i temi affrontati da mons. Kozon anche la difficoltà che le Chiese incontrano nell’entrare nei campi e centri in Europa per assistere gli immigrati, “perché le autorità vogliono che questi siano luoghi religiosamente neutri”. La religione “è un elemento importante nella vita di molte persone e la libertà di religione è garantita dagli Stati che si dichiarano tolleranti e democratici, ma ci sono differenze su come essa è concretamente applicata”.

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