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Settimana sociale: Moncalvo (Coldiretti), agricoltura dimostra che “creatività, innovazione e passione possono dare risposte anche nelle situazioni più difficili”

Roberto Moncalvo

“Il lavoro è vocazione: già da sola questa prima prospettiva, intorno alla quale la lettera-invito alla prossima Settimana Sociale c’invita a declinare la questione del lavoro, racchiude qualcosa di essenziale. Se l’attività lavorativa di una persona realizza la sua vocazione significa che essa è l’esito di un percorso in cui quella persona ha potuto scegliere e liberamente coltivare le proprie passioni, sviluppare ed esercitare la propria creatività, le proprie abilità, significa insomma che nell’esercizio di quest’attività quella persona esprime il suo più proprio e vero sé”. Roberto Moncalvo, presidente nazionale di Coldiretti, esprime così il suo apprezzamento al documento con cui il Comitato organizzatore delle Settimane sociali ha dato il via – nei giorni scorsi – al cammino verso l’appuntamento di Cagliari (26-29 novembre 2017). “Un lavoro frutto di un simile percorso – prosegue Moncalvo – sarebbe dunque quel lavoro ‘degno’ che è alla base della nostra Costituzione e su cui ha insistito più volte papa Francesco, in cui sia possibile riconoscere se stessi ed essere riconosciuti, nelle proprie competenze e capacità, dagli altri, in un legame di reciprocità che solo può garantire il rispetto che fa da fondamento a una comunità”.

Il presidente di Coldiretti ricorda quindi le 50mila imprese agricole condotte da giovani, ma pure le “oltre 16mila domande d’insediamento” presentate nel 2016 “da under 40”, segno che “l’agricoltura italiana dimostra che la creatività, l’innovazione e la passione possono dare delle risposte anche nelle situazioni più difficili”. “Le imprese guidate dai giovani – osserva – sono più grandi, hanno un fatturato più elevato e impiegano più personale proprio perché interpretano un’idea di lavoro in cui la qualità dei prodotti è anche la qualità dei rapporti, in cui ricerca, innovazione tecnologica e studio si coniugano con uno sguardo nuovo, capace di vedere nella bellezza dei paesaggi, nel legame tra territori, comunità e identità, nella solidarietà e nel rispetto verso tutti – anche gli ultimi e gli esclusi – la possibilità di creare una ‘vera ricchezza’”. Queste imprese, per Moncalvo, costituiscono delle “buone pratiche” perché incarnano “il modello di agricoltura che la Coldiretti vuole difendere e sviluppare: un’agricoltura che coniuga qualità e rispetto per l’ambiente e per i diritti dei lavoratori, per la tradizione e le identità delle comunità”, opponendosi “a ogni forma di sfruttamento ed esclusione”. “Per questo – sottolinea – ci siamo battuti, e continueremo a farlo, per la legalità, contro la piaga del caporalato e dello sfruttamento dei lavoratori più deboli, italiani e stranieri, e per il rinnovamento e la responsabilizzazione di tutta la filiera agroalimentare, affinché dietro ogni prodotto alimentare sia possibile riconoscere con un’etichetta di origine trasparente un percorso fatto di qualità, di rispetto per la salute, per l’ambiente e per i diritti dei lavoratori, così da realizzare, finalmente, un’equa distribuzione del valore che non permetta più che un prodotto venga pagato all’agricoltore addirittura meno del costo di produzione”.

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