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Ecumenismo: mons. Spreafico, “una spinta per le nostre Chiese ad uscire”

“L’ecumenismo è una spinta per le nostre Chiese a uscire. È una delle espressioni più belle di una Chiesa in uscita come ci sta chiedendo di essere Papa Francesco”. Così monsignor Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone e presidente della Commissione Cei per l’ecumenismo e il dialogo, traccia le conclusioni del convegno ecumenico che su iniziativa dell’Ufficio Cei e della Federazione delle Chiese evangeliche ha riunito a Trento, dal 16 al 18 novembre, 400 delegati delle Chiese cristiane in Italia a 500 anni dalla Riforma. Tre giorni di lavoro e confronto serrato sui grandi temi del dialogo e dell’impegno verso gli ultimi. “Questo – osserva monsignor Spreafico – è già ecumenismo, perché quando si fanno i convegni, si compiono gesti e si esprimono parole che sono espressione della nostra unità. L’incontro ha quindi un valore enorme soprattutto in un Paese e talvolta in una Chiesa dove l’ecumenismo non è all’apice degli interessi. E invece oggi abbiamo dimostrato come Chiesa cattolica italiana che è un fatto determinante e Papa Francesco lo ha sottolineato nell’intervista rilasciata oggi ad Avvenire. Rischiamo di essere troppo autoreferenziali e talvolta gli altri non ci capiscono perché usiamo un linguaggio chiuso. Il fatto invece che ci siamo parlati, ascoltati, confrontati è l’espressione più bella di una Chiesa che non si parla addosso ma che accetta di uscire, ascoltare e parlare con gli altri”. Molto importante il progetto dei corridoi umanitari promosso insieme da Comunità di sant’Egidio, Fcei e Tavola valdese. “Sono molto contento – dice il vescovo – che anche la Cei abbia abbracciato questo sogno diventato realtà. Si porteranno in Italia altre 500 persone in maniera sicura dalla Siria, dall’Etiopia, dall’Eritrea. In questo impariamo a vivere non solo un ecumenismo della carità: sono, infatti, i poveri a unirci e a evangelizzarci”.

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