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Legge contro caporalato: Caritas, “ulteriore passo verso cultura della legalità”

Caritas italiana impegnata sul territorio italiano con il Progetto Presidio, che ha fatto finora emergere dallo sfruttamento oltre 3.900 lavoratori migranti, plaude oggi al testo della nuova legge contro il caporalato licenziato a Montecitorio, che riscrive la norma precedente indicando un inasprimento delle pene, il controllo giudiziario sull’azienda e la semplificazione degli indici di sfruttamento. “Viene estesa la sanzione penale anche al datore di lavoro che utilizza, assume o impiega manodopera sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno – osserva Caritas italiana in una nota -. Sono state inserite, inoltre, disposizioni sulla Rete del lavoro agricolo di qualità e un piano di interventi a sostegno dei lavoratori che svolgono attività stagionale di raccolta dei prodotti agricoli. Per la prima volta si estendono le misure del Fondo antitratta anche alle vittime del delitto di caporalato equiparando condizioni di grave sfruttamento che sino ad oggi apparivano appartenere a ‘mondi diversi’. Si stabiliscono, inoltre, la confisca dei beni come avviene con le organizzazioni criminali mafiose, l’arresto in flagranza, l’estensione della responsabilità degli enti”. “L’allargamento del reato anche attraverso l’eliminazione della violenza come elemento necessario – osserva Caritas italiana – è un altro aspetto che riteniamo molto importante e sul quale avevamo chiesto di intervenire in più occasioni. Questa norma, dunque, ci rafforza nella lotta alla piaga dello sfruttamento lavorativo che colpisce indistintamente italiani e stranieri. È un ulteriore passo verso una cultura della legalità che sempre più dovrà interessare la lunga filiera del lavoro agricolo a partire dal datore di lavoro per arrivare alla grande distribuzione”.

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