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Brexit: il governo May evita il voto di Westminster. Aprirà i negoziati con l’Ue senza il passaggio parlamentare

Il Parlamento di Westminster voterà sul Brexit ma soltanto tra due anni, a negoziati conclusi, e non subito come vorrebbero un manager e una parrucchiera che sono ricorsi all’Alta Corte per ottenere che i Comuni dicano la loro sul risultato del referendum del 23 giugno nel quale il 52% degli elettori avevano votato per lasciare l’Unione. Downing Street ha confermato che tocca al premier Theresa May invocare l’articolo 50 del trattato di Lisbona, alla fine di marzo, così da avviare le trattative con Bruxelles che dovrebbero concludersi nel 2019 senza che il parere del Parlamento di Londra sia necessario. L’Alta Corte di Londra sta ascoltando le argomentazioni portate dagli avvocati di Gina Miller, responsabile di una società di investimento, e del parrucchiere spagnolo Deir Dos Santos appoggiati dal gruppo “Un accordo giusto per gli expats” che rappresenta i circa due milioni di cittadini britannici che vivono e lavorano in vari Paesi dell’Unione europea e sui quali si ripercuoteranno i termini del Brexit. Secondo il settimanale “Economist” il governo britannico difende la propria prerogativa ad avviare e concludere il processo di separazione dall’Unione europea senza dare voce al Parlamento perché teme che i cosiddetti “remainers” riescano a capovolgere il risultato del referendum popolare. La maggioranza dei parlamentari era infatti perché la Gran Bretagna continuasse a far parte dell’Ue.

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