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Sud Sudan: inaugurato a Juba un centro di formazione e preghiera per la pace

Sabato 15 ottobre una folla di oltre ottocento persone ha partecipato a Kit, nei pressi di Juba, capitale del Sud Sudan, all’inaugurazione del “Good Shepherd Peace Centre”, un nuovo centro di formazione umana, spirituale e pastorale, con un’attenzione particolare alla cura dei traumi provocati dalla guerra. Alla cerimonia erano presenti il nunzio apostolico in Sud Sudan, l’arcivescovo Charles Balvo, l’arcivescovo di Juba, Paulino Lukudu, e altri vescovi e sacerdoti. “Dato il conflitto interno al Paese e le difficoltà che questo comporta nel far arrivare materiali e lavoratori, il completamento di questo centro (la cui costruzione era iniziata nell’ottobre 2014, ndr) è un risultato considerevole”, ha spiegato padre Daniele Moschetti, missionario comboniano, presidente del Catholic Religious in South Sudan (Rsass), la rete promotrice dell’iniziativa che raggruppa 47 congregazioni religiose locali e internazionali. “Il progetto – prosegue padre Moschetti – è stato completato all’interno del budget, con la maggior parte dei fondi provenienti da organizzazioni caritatevoli italiane e tedesche (importante il contributo della Cei), Ong internazionali, su un terreno messo a disposizione dai Fratelli di S. Martin de Porres”. Il centro conta 40 camere doppie, cui si aggiunge un ostello per giovani con 60 posti. La struttura sarà gestita da una comunità formata da religiosi di diverse congregazioni e nazionalità: un sacerdote comboniano di origine sud sudanese, un sacerdote vincenziano delle Filippine, una suora statunitense del Cuore Immacolato di Maria, un sacerdote gesuita ruandese e uno della congregazione dei fratelli di S. Martin de Porres. “Questo è un dono di speranza per il popolo del Sud Sudan – continua padre Moschetti -, specialmente per quanti riceveranno formazione in questo centro. È anche un grande segno da parte dei religiosi e della Chiesa locale, che sottolinea come la Chiesa cattolica sia concretamente impegnata per la pace, la giustizia e la riconciliazione nel Paese attraverso il proprio personale e le proprie strutture”. Dal mese di luglio il Sud Sudan è al centro di una nuova guerra che vede opporsi l’esercito fedele al presidente Salva Kiir e le truppe legate all’ex vice-presidente Riek Machar. Il numero di sfollati interni e rifugiati ha superato il milione.

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