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Test nucleare in Corea del Nord: Fiori (Università Bologna), “Chiese possono svolgere un ruolo di primaria importanza”

La risposta alla provocazione di Pyongyang deve essere di tipo “diplomatico” e in questo senso le Chiese possono svolgere “un ruolo importantissimo” procedendo sul cammino già intrapreso con le visite che tra ottobre e dicembre delegazioni delle Chiese cristiane hanno effettuato in Corea del Nord. È il parere di Antonio Fiori, professore di relazioni internazionali dell’Asia orientale all’Università di Bologna, grande conoscitore della Corea. “La comunità internazionale non riesce”, dice Fiori, a scuotere il governo di Pyongyang e “assistiamo ad un assottigliamento progressivo del processo diplomatico per cui la risposta più veloce ad un test nucleare effettuato da un paese come la Corea del Nord è l’applicazione di sanzioni che è quello che immediatamente verrà fatto dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. Verranno applicate altre sanzioni”. “Io vado continuamente dicendo, da almeno 15 anni – prosegue il professore -, che il processo di avvicinamento con Pyongyang non può che essere un processo di avvicinamento diplomatico al Paese. Bisogna colloquiare e avere pazienza. In questo senso, il fatto che ci siano state queste visite di delegazioni delle Chiese, su invito oltretutto della Korean catholic Association, è una strada che bisogna assolutamente portare avanti. E quindi anche la Chiesa potrebbe giocare un ruolo di primaria importanza, non certo nella evangelizzazione del Paese, ma sicuramente nel colloquio con le autorità del Paese. E per fortuna abbiamo un Pontefice come Papa Francesco che spinge in questa direzione”.

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