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Politica: Occhetta (La Civiltà Cattolica), il “prima” e il “dopo” della Leopolda

Un “prima” e un “dopo”: da esperienza politica nata dal basso nel 2010 su iniziativa di Matteo Renzi, allora sindaco di Firenze, e di Giuseppe Civati, consigliere della Regione Lombardia, a “esperimento in cui il Governo seleziona le voci del suo coro”, il cui destino è legato al referendum dell’ottobre 2016. Così padre Francesco Occhetta, scrittore de “La Civiltà Cattolica”, nell’ultimo numero della rivista ripercorre la parabola della Leopolda, laboratorio di idee sorto negli spazi della ristrutturata stazione Leopolda di Firenze. Sei edizioni, dal 2010 al 2015, con uno spartiacque ben preciso: il 2013, quando Renzi vince le primarie e, poi, nel febbraio 2014, dopo le dimissioni di Letta, quando diventa presidente del Consiglio. Da lì, fa notare Occhetta, il passaggio dalla fase in cui “si criticava il governo” a quella in cui “ci si trova a interloquire con il governo”. Insomma, quella che la stampa ha definito “dell’uomo solo al comando”. L’ultima Leopolda, quella del 10-12 dicembre scorsi, è stata definita dalle voci più vicine a Renzi “una Leopolda di galleggiamento, una sorta di mantenimento del consenso”. Eppure, osserva il gesuita, “Renzi è ritornato nella sua casa con alcune promesse mantenute”: l’approvazione in 36 mesi delle riforme elettorale, del lavoro e della scuola, e la legge sulla responsabilità dei giudici, mentre a breve potrebbero essere approvate la riforma del Senato e della Rai. “Renzi è stato determinante” per l’elezione di Mattarella, ma il clima politico respirato alla Leopolda “è stato di processo, più che di dibattito”.

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