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Diocesi: Mons. Zuppi (Bologna), dopo la messa visita ai reparti pediatrici degli Istituti Rizzoli

“Ogni volta che apriamo la Parola di Dio nel cielo della nostra vita si accende una stella, perché nel buio siamo guidati nel nostro viaggio. Impariamo a regalare, perché solo dando scopriamo l’amore e troviamo la gioia. Cerchiamo un re da ascoltare e venerare, per non finire sciocchi servi degli idoli di questo mondo o ossessionati re di se stessi come Erode. Chiniamoci sulle tante mangiatoie di questo mondo, per imparare ad avere cura e rispetto per i piccoli e i deboli. E saremo raggianti, luminosi, come chi scopre l’amore, è amato ed ama. Questa è la vera gioia”. Sono parole del neo arcivescovo di Bologna, monsignor Matteo Zuppi, pronunciate durante l’omelia nella chiesa di San Michele in Bosco per la festa dell’Epifania. Dopo la messa Zuppi ha visitato i reparti pediatrici degli Istituti ortopedici Rizzoli. “In questo luogo – ha affermato ancora l’arcivescovo – quanti magi, quanti cercatori di speranza, di futuro! Proprio quando la notte è più profonda si vedono meglio le stelle, è scritto sullo stipite della porta del Monastero di Subiaco. Noi magi lo siamo diventati per necessità e per amore. Costretti da qualcosa che ha rovinato la nostra vita, che è venuto a modificare il nostro corpo, che ci ha costretto a cambiare le abitudini, a metterci in un cammino nuovo, incerto, spesso al buio. Ma anche, io credo, ci sono tanti che si sono messi in cammino proprio per aiutare chi ha bisogno di luce, per trovare una speranza per tutti, perché lavorar qui è sempre anche un servizio all’umanità”.

“Questo è un luogo di tanta umanità vera”, ha detto monsignor Zuppi. “Anche per questo qui da tanto più fastidio la piccola disumanità. Qui è inaccettabile la logica del personale interesse, degli sprechi, dell’indifferenza. Qui ce ne accorgiamo subito e ci fa male! Forse qui anche impariamo che la vita è una cosa seria e solo aiutandoci e sostenendoci capiamo che siamo tutti in realtà cercatori di futuro, bisognosi di luce”. Il vescovo ha poi fatto riferimento alla “luce tenera della misericordia, di un bambino che è totalmente indifeso. Lì si rivela tutto il cuore di Dio, la sua onnipotenza. Spesso quando siamo nell’angoscia, di fonte al male ci chiediamo: dove sta Dio, dove è finito, perché non mi aiuta? Ecco dove è finito: bambino per noi, per me. Si fa uomo perché il buio trovi la sua luce”.

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