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Legge “anti burqa” in Lombardia: Ferrari (Univ. Insubria), “un’iniziativa un po’ triste che nasconde incapacità di gestire fenomeni complessi”

“Mi sembra un’iniziativa un po’ triste che nasconde l’incapacità di gestire fenomeni complessi con una progettualità costante. È una misura che da un lato limita fortemente la libertà personale, e dall’altro parla alla pancia dei cittadini, creando allarmismi anche laddove non ce ne sono”. Così Alessandro Ferrari, docente di Diritto ecclesiastico e Diritto canonico alla facoltà di giurisprudenza dell’Università dell’Insubria, ha commentato la notizia sulle nuove misure “anti burqa” entrate in vigore in Lombardia. Il provvedimento, voluto dalla maggioranza al Pirellone per ragioni di sicurezza dopo i tragici fatti di Parigi, vieta l’uso del burqa, veli o caschi che impediscano di mostrare il volto negli ospedali e negli uffici pubblici della Regione. “In Italia c’è già una legge che disciplina questa materia e non ha bisogno di regolamenti attuativi – prosegue Ferrari – e prevede già il divieto di circolare con il volto coperto, comprendendo la possibilità di farlo solo per un giustificato motivo, come può essere l’esercizio della libertà religiosa. Inoltre questa misura tende a confondere la differenza fra il riconoscimento e l’identificazione, ignorando che anche se si indossa il burqa si può benissimo essere identificati”.

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