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Guerra e giornalismo: Scaglione (Famiglia Cristiana) a Copercom, raccontarla “nella sua lurida banalità”

“Nella sua lurida banalità, la guerra è solo polvere, sangue, fame, dolore, miseria e disgrazia…”. Lo scrive Fulvio Scaglione, vice direttore di Famiglia Cristiana, inviato e corrispondente di guerra, in un contributo per il Copercom, promotore nel mondo cattolico e laico di una riflessione a più voci sul tema della comunicazione dinanzi allo stato di guerra e sulla responsabilità che investe chi la racconta, con parole e immagini. “È banale, mi rendo conto. Ma passando via via dalla Russia all’Afghanistan e poi all’Iraq, attraversando tante Palestine fino all’intifada dei coltelli, il Libano, la Siria dell’altro ieri, mi sono progressivamente convinto che una buona cosa che potremmo fare noi giornalisti è raccontare la guerra nella sua lurida banalità, senza gli orpelli da audience che qualche volta ci concediamo”. Per Scaglione, “l’essenza della guerra non è nelle battaglie o nelle incursioni o nei droni o nelle brillanti strategie. È nella polvere, nel sangue, nella fame, nelle storie di ordinaria miseria e disgrazia che essa produce e che la circondano da ogni lato”. “Nella prima guerra mondiale – ricorda -, il 15% delle vittime era costituito da civili. Nella seconda guerra mondiale la percentuale crebbe fin quasi al 60%. Nell’Iraq dell’invasione anglo-americana del 2003 siamo arrivati all’80%. Le guerre odierne – osserva Scaglione – hanno i civili come vittime, e i militari come vittime collaterali, ma noi continuiamo a raccontarle come se succedesse il contrario”.

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