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Diocesi: Milano, “il cardinale Scola si riserva di tutelare la propria reputazione nelle sedi più opportune”

“Per la grave approssimazione nella presentazione dei fatti e il carattere fortemente offensivo delle insinuazioni contenute nell’articolo” pubblicato ieri sul settimanale “L’Espresso”, “il cardinale Scola si riserva di tutelare la propria reputazione nelle sedi più opportune”. È quanto si legge in una nota diffusa nella serata di ieri da don Davide Milani, portavoce del cardinale Angelo Scola, che “al fine di consentire un giudizio rispettoso della verità” rende noto che “la Veneranda Fabbrica del Duomo è ente autonomo dalla diocesi di Milano, la cui gestione compete al Consiglio di Amministrazione, sotto la vigilanza del Ministero dell’Interno”. Inoltre, “l’arcivescovo di Milano nella Veneranda Fabbrica del Duomo nomina due componenti del consiglio di amministrazione, e se richiesto, offre un parere sugli altri cinque membri nominati dal Ministero dell’Interno”. Don Milani precisa anche che “la Fondazione Don Gnocchi è una persona giuridica privata, con la qualifica di Onlus, la cui gestione compete al Consiglio di Amministrazione, sotto la vigilanza del Ministero dell’Interno e del Ministero del Lavoro” e che il suo ruolo nella Fondazione “è circoscritto alla nomina di due componenti del consiglio di amministrazione su sette”. Facendo riferimento a un precedente comunicato del 16 giugno 2014, il portavoce dell’arcivescovo di Milano ribadisce che “i fondi pubblici erogati per la realizzazione di opere nella diocesi di Venezia durante gli anni del ministero episcopale del cardinale Scola sono stati erogati in conformità alla legge e analiticamente rendicontati”. “In particolare si precisa che il ‘palazzo’ citato nell’articolo, indicato come ‘la dimora’ del cardinale Scola, il Patriarchio, è stato a suo tempo ristrutturato per ospitare, oltre al patriarca, una decina di sacerdoti del Capitolo di San Marco, gli Uffici della Curia e quelli della Procuratoria della Basilica di San Marco”.

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