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Lavoro: Caritas italiana, incontro con il ministro Giuliano Poletti sul tema del contrasto al caporalato

Caritas Italiana ha incontrato ieri il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, sul tema del contrasto al caporalato e delle possibili iniziative da intraprendere per realizzare interventi migliorativi delle condizioni di vita dei lavoratori vittime di questo fenomeno.
L’incontro – si legge in un comunicato della Caritas – è stato occasione per presentare al ministro le attività svolte attraverso il “Progetto Presidio”, il quale finanziato dalla Conferenza episcopale italiana e coordinato da Caritas Italiana con la collaborazione territoriale di 10 Caritas diocesane, ha come obiettivo “garantire una presenza costante su quei territori che vivono stagionalmente l’arrivo di lavoratori attraverso un presidio di operatori Caritas pronti ad offrire, oltre ad un’assistenza per i bisogni più immediati, anche un’assistenza legale e sanitaria e un aiuto per i documenti di soggiorno e di lavoro”. Poletti ha sottolineato “la notevole importanza del lavoro svolto sui vari territori coinvolti nel progetto”, evidenziando l’intenzione di ripartire proprio da qui, dal patrimonio informativo contenuto nel “Rapporto 2015 su Progetto Presidio”, presentato a Milano lo scorso 2 luglio, e dalle positive esperienze e prassi di intervento messe in atto. “Dopo questo importante appuntamento, l’interlocuzione proseguirà, essendo intenzione del ministro di approntare quanto prima delle misure in grado di dare dei primi segnali di cambiamento e di presa in carico della problematica, attraverso il coinvolgimento di tutti gli attori interessati: dai Ministeri coinvolti, alle associazioni sindacali e di categoria”, prosegue la nota della Caritas. “Si tratta di un risultato importante, che meno di due anni fa, al momento dell’avvio del ‘Progetto Presidio’, rappresentava uno dei massimi obiettivi da raggiungere: presentare alle istituzioni l’indegna situazione nella quale versano migliaia di lavoratori stranieri impegnati nel lavoro agricolo (e non solo), perché si potesse immaginare di intervenire con decisione ad operare un reale cambiamento su questo fenomeno”.

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