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Italia-Ue: Neri Gualdesi (Un. Pisa), governo “punta a conquistare ruolo centrale per rilanciare progetto europeo”

Il premier italiano Matteo Renzi con la cancelliera tedesca Angela Merkel

“Di fronte alle sfide impegnative che l’Europa deve affrontare, mentre si avvicina nel marzo 2017 la scadenza dei sessant’anni dalla firma dei Trattati di Roma, l’Italia punta a conquistare un ruolo centrale per rilanciare il progetto europeo e ribadire le ragioni di una crescente integrazione, riconoscendo che è necessario riformare profondamente l’Unione europea. L’ambizione del governo italiano è di contribuire da protagonista a un dibattito che faccia uscire l’Ue dalle secche della crisi”. Marinella Neri Gualdesi, docente di Storia delle relazioni internazionali all’Università di Pisa, offre questa interpretazione dei recenti “duelli” tra Roma e Bruxelles. E forse in questo quadro si possono inserire l’incontro odierno tra il premier Matteo Renzi e la cancelliera tedesca Angela Merkel. Neri Gualdesi, in una nota pubblicata dall’Istituto affari internazionali, afferma: “Per le difficoltà interne al quadro europeo, e per la necessità di proporre idee intorno alle quali si coaguli il consenso di più partner, si apre una partita diplomatica non facile. La ricerca degli alleati giusti è quindi un passaggio di rilievo”. Nel colloquio odierno tra Merkel e Renzi ci saranno certamente l’emergenza profughi, il Brexit inglese, il problema dei crescenti populismi e nazionalismi in Europa. Resteranno invece dietro le quinte temi che dividono Italia e Germania, come ad esempio l’Unione bancaria e il gasdotto Nord Stream.

La professoressa di Relazioni internazionali annota. “Dall’Italia viene del resto un’altra iniziativa” diplomatica e politica. “A inizio febbraio a Roma si incontreranno i ministri degli Esteri dei sei Paesi fondatori dell’Europa unita. Un’iniziativa voluta dal governo italiano, anch’essa in realtà non nuova, perché riprende un’idea del 2003 dell’allora Presidente della Repubblica Ciampi di giungere a un accordo tra i sei Paesi fondatori per dare un impulso ai lavori della Convenzione”. Ma allora “l’iniziativa non ebbe molta fortuna”.

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