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Unioni civili: card. Scola, “sì ai diritti delle persone, ma evitare che l’istituto familiare sia offuscato da nuove leggi”

Sì ai diritti di ciascuna persona, no a un impianto di legge che ricalchi l’istituto familiare. Il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, oggi è stato al Centro pastorale di Seveso dove ha incontrato 350 preti per riflettere sull’identità del sacerdote e il servizio nelle comunità cristiane. Nella pausa dei lavori il portale della diocesi di Milano, www.chiesadimilano.it, lo ha intervistato, ponendogli alcune domande sull’attualità italiana e un parere sul disegno di legge sulle unioni civili. “Il pronunciamento del cardinale Angelo Bagnasco in sede di Consiglio permanente Cei con molta chiarezza e pacatezza mostra qual è la posizione che noi sentiamo più adeguata – ha affermato –: la famiglia è il rapporto stabile e aperto alla vita tra l’uomo e la donna che, oltre ad approfondire l’amore tra i coniugi, si fa carico dell’educazione dei figli, genera vita e si prende cura di due differenze fondamentali, la differenza sessuale e la differenza tra le generazioni”. Inoltre, “la differenza sessuale nella coppia genitoriale è insostituibile per il figlio. I cristiani e i vescovi su questo si stanno esprimendo all’unisono”. Manifestare in piazza o no?, si domanda al vescovo. “Una precisazione: viviamo in una società plurale – risponde Scola – in cui si esprimono ‘mondovisioni’ molto diverse tra di loro, spesso in contrasto. In una simile società è doveroso che ogni soggetto proponga a tutti gli altri qual è secondo lui l’ideale della società, in particolare a proposito di cosa è famiglia. Scandalizzarsi perché dei cittadini manifestano è profondamente sbagliato”.

Occorre però poi “distinguere qual è la responsabilità dell’episcopato rispetto a quella dei fedeli laici, ma di fronte alla manifestazione in programma sabato ci troviamo davanti ad un dato di fatto positivo”, aggiunge il cardinale. “Sono certo che dal raduno al Circo Massimo usciranno ragioni adeguate e l’apertura al confronto”. Serve una legge sui diritti per le unioni omosessuali? “Anzitutto bisogna evitare che l’istituto familiare, che ha una sua identità e fisionomia precisa, venga non solo sminuito ma anche offuscato da nuove leggi. Questo non significa non riconoscere alla persona omosessuale i diritti che devono essere oggettivamente dati. Questi diritti però devono andare anzitutto alla persona, il più possibile, e garantire la persona stessa. E molti di questi diritti sono già identificati dalle leggi vigenti”. “Due i punti che comunque devono essere evitati: costruire un impianto di legge che ricalchi l’istituto familiare e ammettere la stepchild adoption, via per giungere massicciamente all’adozione – attraverso la pratica dell’utero in affitto – dei figli per le coppie omosessuali. Corriamo due rischi, il dissolvimento della società e al tempo stesso di mettere al mondo figli orfani di genitori viventi. Il legislatore deve tenere conto di questi dati”.

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