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“Patto delle catacombe”: in un volume testimonianze e riflessioni sulla “Chiesa povera per i poveri”

Un volume su “Il Patto delle Catacombe” (Emi, 2016), curato da Xavier Pikaza e José Antunes Da Silva, raccoglie oggi le testimonianze e le riflessioni dei più importanti teologi del nostro tempo sul significato e sull’eredità di questo documento e sul Concilio Vaticano II: verso la fine del Concilio nel novembre del 1965, una quarantina di vescovi di tutto il mondo si riunirono nelle Catacombe romane di Domitilla per firmare il documento, che oggi è noto come il Patto delle Catacombe. Fedeli al monito di Giovanni XXIII, secondo il quale la Chiesa avrebbe dovuto essere “povera per i poveri”, i vescovi si impegnarono ad assumere uno stile di vita semplice e a rinunciare a qualsiasi simbolo di potere, in comunione con i più poveri della terra. Tra i contributi presente nel libro, quelli di Luigi Bettazzi, Jon Sobrino, Stephen B. Bevans e Piero Coda: evidenziano come il Patto delle Catacombe abbia orientato alcune delle più feconde testimonianze cristiane degli ultimi cinquant’anni, in particolar modo in Sud America, dove diede impulso alla nascita della teologia della liberazione. Uno spirito di povertà e servizio che – come sottolineano tutti i relatori – si incarna nelle parole e nei gesti di Papa Francesco, che, oggi più che mai, richiama la Chiesa alla sua missione verso le periferie geografiche ed esistenziali.  “Ogni cristiano – così conclude il suo intervento monsignor Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, tra i firmatari – dovrà porsi in questo interiore atteggiamento di povertà, impegnandosi poi a ricercare in tutti i giorni della sua vita quanto può consolidare ed esprimere il suo cuore di povero”.

 

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