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Media: padre Ciro Benedettini a Radio Vaticana, “vi racconto i miei 20 anni in Sala stampa”

Il 31 gennaio prossimo, dopo vent’anni di servizio, padre Ciro Benedettini lascerà l’incarico di vice-direttore della Sala Stampa della Santa Sede. A succedergli sarà il giornalista statunitense Greg Burke. Come vive questo momento? “Con un misto di sentimenti, in parte gioia e in parte tristezza, ma domina la gioia”, spiega padre Benedettini a Radio Vaticana: “Domina la gioia perché sono grato al Signore che mi ha dato l’opportunità di lavorare per la Chiesa, al servizio di tre Papi e che Papi. C’è anche un po’ di tristezza, soprattutto verso il personale della Sala Stampa: con la maggior parte di queste persone ho lavorato per 20 anni. Quindi c’è un rapporto affettivo. Ma anche con la stragrande dei giornalisti ho avuto un ottimo rapporto”. Quanto a questi 20 anni, padre Ciro li definisce di “cambiamenti radicali”: “Quando sono venuto – racconta – c’ era ancora tutta una informazione data sulla carta, una informazione cartacea. Man mano che si è andati avanti, la digitalizzazione e l’informatizzazione è progredita fino a rendere quasi soltanto complementare la parte cartacea. L’altra grande novità è il fatto che c’è questa esplosione dell’informazione. Una ventina di anni fa la rassegna stampa e il monitoraggio era semplice: una ventina di giornali e riviste ed era fatta. Adesso con i blog, con i social media, c’è una esplosione tale di informazione che è difficile realmente controllarla. Anche perché, anche se non è quella ufficiale – come quella delle agenzie – ma semplicemente quella dei social media, spesso ha un’influenza molto importante e molto grande. Non si può non tenerne conto”. Per padre Benedettini, “tutta l’informazione e in modo particolare l’informazione ecclesiastica deve essere intesa come un servizio, un servizio alla Chiesa, un servizio agli altri, un servizio alla verità. Dobbiamo essere coscienti che, dando le notizie, noi diamo agli altri dei mezzi di interpretazione della realtà che ci circonda. E quindi dobbiamo avere una umiltà, una prudenza e un rispetto grandissimo nel dare queste informazioni. Io penso che uno dei problemi grossi sia quello della fretta, che costringe ad essere superficiali”.

 

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