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Unione europea: Monti, “Rischio disgregazione”. “Il problema risiede nelle politiche nazionali”

Mario Monti

“Un nuovo trattato Ue potrà essere necessario, ma certi mali non si risolvono con un trattato”, bensì “con una diversa mentalità politica”, con leader che “credono veramente all’Europa”, con cittadini “consapevoli” della necessità del processo di integrazione. Nel giorno in cui, ad Amsterdam, i ministri degli Interni dell’Unione europea discutono animatamente di Schengen e del controllo delle frontiere, Mario Monti da Milano rilancia la fondatezza e l’urgenza del progetto comunitario. Invitato dalla Fondazione culturale Ambrosianeum, Monti ha inaugurato ieri sera il ciclo di incontri “Conoscere l’Europa: ritrovare lo spirito europeo” assieme all’europarlamentare francese Sylvie Goulard. Ampio il ventaglio dei temi sollevati, dalla tenuta dell’eurozona alle pressioni migratorie che “fanno rialzare le frontiere” fra gli Stati. Il senatore a vita, già componente della Commissione Ue ed ex premier italiano, osserva: “Di Europa si parla molto, ma con due carenze di fondo: una solida prospettiva storica e il riferimento alla dimensione dei valori”. Sullo sfondo la questione, irrisolta, del rapporto tra democrazie nazionali e integrazione europea. Per Mario Monti “l’Ue è un grande esempio di democrazia”, ma oggi più che nella direzione dell’integrazione si procede verso “il rischio della disgregazione”.
L’economista cita la possibile esclusione della Grecia dall’Eurozona oppure da Schengen (ipotesi ventilata anche ad Amsterdam) e il referendum britannico per la permanenza dell’isola nel contesto comunitario (Brexit). Eppure i pericoli maggiori arrivano “dall’interno”, dal “cuore” dell’Unione: ovvero il rapporto tra istituzioni e cittadini e, più ancora, dall’atteggiamento di capi di Stato e di governo, “molti dei quali non credono all’integrazione europea”. Lo dice esplicitamente Monti: “L’Europa ha una sofferenza di politica e il problema risiede nelle politiche nazionali”, perché “i singoli leader pensano più al loro interesse, all’esito delle prossime elezioni” e si muovono di conseguenza. “L’Ue viene considerata come un bene di consumo”.
Quindi un affondo nella cronaca, senza citare nomi: “Siamo un Paese strano. Vogliamo avere l’esclusivo privilegio di parlare male dell’Italia. Se lo fanno gli altri…”. Monti evoca il rischio della prevalenza delle forze euroscettiche e una separazione tra il nord e il sud dell’Europa, a tutto svantaggio dell’Italia. E un monito: “L’Europa divisa ogni 20-30 anni era scenario di guerra. Possiamo tornare a quella situazione?”.

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