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Unione europea: Goulard (Europarlamento), “Muri si rialzano, alimentano paure e non risolvono i problemi”

L'europarlamentare francese Sylvie Goulard

“Il senso, lo spirito dell’Unione europea risiede nella cooperazione”, ossia “la ricerca di risposte comuni” ai problemi. Per questa ragione “quando pensiamo all’Europa non dobbiamo farlo con spirito nazionale”. Sylvie Goulard, europarlamentare francese con un lungo curriculum in campo giuridico ed economico, è intervenuta ieri sera al ciclo di incontri sull’Europa organizzato dalla Fondazione Ambrosianeum di Milano. Un discorso di forte impronta europeista, che ha denunciato “gli egoismi nazionali” e il “corto respiro” politico di alcuni premier e capi di Stato. “Abbiamo bisogno di regole, perché altrimenti prevalgono solo i rapporti di forza”. Inoltre “occorre spiegare ai cittadini come funziona l’Ue e quali risultati raggiunge effettivamente”. Al contempo è necessario un atteggiamento responsabile dei leader nazionali: “Si trovano a Bruxelles per il Consiglio europeo. Subito dopo svolgono 28 conferenze stampa nelle quali racconta ciascuno una realtà diversa. Ma non erano seduti allo stesso tavolo?”. In questo quadro, l’euroscetticismo e i populismi possono avere il sopravvento, ovunque. Quali le risposte possibili? Goulard ne elenca tre: “Quando si va a Bruxelles occorre essere disposti a dare qualcosa, non solo pretendere di averne modesti vantaggi nazionali”; “senza una difesa comune non potremo tutelare gli interessi comuni”; “sulla questione profughi dobbiamo mettere in campo soluzioni comuni. La chiusura delle frontiere e i muri che si rialzano alimentano le paure e non risolvono i problemi”.
Infine un appello ai giovani: “Le nuove generazioni devono prendere la parola. La gioventù deve alzarsi e dire: non potete distruggere tutto”. Al contempo i leader nazionali “devono dare il buon esempio. Ho l’impressione che i nostri” governanti “non credano all’Europa”.
Giorgio Vecchio (Università degli Studi di Parma), curatore del ciclo di conferenze, dal canto suo osserva: “L’Unione europea si avvia a ricordare, nel 2017, i 60 anni dei Trattati di Roma. Ma quale Europa avremo l’anno prossimo?”. Secondo lo storico “si continua a parlare d’Europa, ma non se ne sa nulla”, i cittadini non conoscono il processo di integrazione, le sue istituzioni, le politiche comunitarie. “Questi incontri, tra storia e attualità, si collocano in un contesto complicato – aggiunge – con le difficoltà in cui si dibatte l’Eurozona, il rischio dell’implosione di Schengen, la crescita di sentimenti antieuropeisti, le polemiche tra Roma e Bruxelles”. “Emerge la consapevolezza che non si debbano solo risolvere questi problemi giganteschi, ma anche riformare le strutture dell’Ue, la burocrazia, le forme della comunicazione” fra Ue e opinione pubblica. Il ciclo d’incontri proposto dalla fondazione della diocesi di Milano proseguirà il 1° febbraio, nella sede di via delle Ore 3, sul tema “Riscoprire le radici. Le idee dei padri dell’Europa: Jean Monnet” (relatore Piero Graglia, Università degli Studi di Milano); quindi l’8 febbraio interverrà Stefano Rolando (Università Iulm Milano) su “Come l’Europa comunica se stessa”.

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