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Caso Nuzzi-Fittipaldi: Di Battista (Anspi Oratori e circoli) a Copercom, “dov’è finita l’integrità del giornalismo?”

“Sul processo vaticano che vede imputati due giornalisti, Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, autori di due libri basati su documenti riservati della Santa Sede, si è creato un caso per colpire l’immagine della Chiesa”. Lo scrive Stefano Di Battista, direttore di “Anspi Oratori e circoli”, nell’editoriale che il Copercom pubblica oggi in anteprima. “I grandi giornali, non solo italiani, parlano di libertà di stampa negata, diritto all’informazione calpestato”, dimenticando che “la diffusione di notizie riservate riguardanti gli interessi dello Stato, Oltretevere è un reato, ma al circuito mediatico non interessa: quel che preme è colpire l’immagine della Chiesa, descritta come oppressiva, antidemocratica e corrotta”. Mentre ciò accadeva, ricorda Di Battista, “le autorità cinesi espellevano Ursula Gauthier, corrispondente del settimanale francese L’Obs, per un articolo in cui ha lasciato intendere che si sia usato l’allarme destato dagli attentati di Parigi per giustificare una campagna di repressione contro gli uiguri nello Xinjiang, regione a maggioranza musulmana invisa a Pechino”. Nel contempo, però,“all’indignazione hanno fatto velo i rapporti economici, che sconsigliano ruvide prese di posizione: solo il quotidiano La Repubblica ha dedicato due pagine alla vicenda”. Per Di Battista “è sconcertante che nella vicenda di Nuzzi e Fittipaldi la parola sia concessa solo agli imputati”. “Dov’è finita l’integrità del giornalismo, se non sacrificata a ragioni di opportunità e di conformismo? È così trendy raccontare il processo come un tentativo di chiudere gli occhi al Papa, ed è cool descrivere la curia romana come un romanzo di Dan Brown”. Le notizie di “malaffare in seno alla Chiesa – osserva Di Battista – sono un capitolo doloroso che non può essere nascosto, ma il caso imbastito intorno a questo processo è disonesto. Vanno rimessi al centro quei principi etici che anni d’informazione urlata e drogata hanno eclissato. Altrimenti, come dare torto a Mark Twain quando diceva che il giornalista è colui che distingue il vero dal falso, e pubblica il falso?”.

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