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Unioni civili: settimanali diocesani Nordest, no a “matrimonio camuffato” e a stepchild adoption

“Molti, oramai, sono concordi nel riconoscere la necessità di meglio definire e tutelare i diritti individuali all’interno di una coppia, anche dello stesso sesso. Accanto a questo, però, rimane l’esigenza di evitare qualsiasi confusione tra il matrimonio e l’unione civile (che non deve essere un matrimonio camuffato). Questo passa attraverso il riconoscimento dell’unione civile come formazione sociale, senza però alcun riferimento al diritto di famiglia”. È quanto si legge in un editoriale “comune” pubblicato dai settimanali diocesani del Nord-Est e dedicato al ddl Cirinnà che il prossimo 28 gennaio arriverà in Aula al Senato. “L’elemento che più rende esplicita la differenza strutturale tra le due realtà – scrivono i direttori – è proprio quello della figliolanza”, mentre il dibattito sembra attraversato “da un trasversale e preoccupante adultocentrismo in cui pare nettamente più forte il supposto diritto dei singoli ad avere un figlio (il figlio non è un diritto né per le coppie etero né per le coppie omosessuali) che non quello del figlio ad avere un padre e una madre”. Prioritario, dunque, “negare non solo la possibilità (anche remota, ma che sarebbe di fatto introdotta con la stepchild adoption) della maternità surrogata (il cosiddetto ‘utero in affitto’) contro la quale si sono schierate anche donne del movimento ‘Se non ora quando’, ma anche qualsiasi tipo di confusione sulle responsabilità e sui ruoli genitoriali all’interno di una coppia”. E il dibattito non si può ridurre “a una questione tra cattolici e laici. In ballo c’è molto di più. C’è il riconoscimento dei diritti fondamentali di ogni persona, la promozione del valore del matrimonio come istituto essenziale della società e prima di tutto la preoccupazione per il futuro di ogni bambino e bambina ai quali deve essere garantito potenzialmente ciò a cui hanno diritto: un padre e una madre”.

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