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Messaggio Papa: mons. Viganò (prefetto Segreteria comunicazioni), “vivere la beatitudine della misericordia”

“La Chiesa è portatrice della memoria di Gesù e quindi non può declinare le parole del suo annuncio, se non in rapporto alla misericordia. Sono parole attese da chi pensa di essere lontano dal Dio della misericordia di cui spesso abbiamo un’immagine deformata. Ma sono parole urgenti per la Chiesa stessa, che viene rigenerata da queste parole; d’altronde la Chiesa non dimentica che è posta sotto il segno della misericordia senza la quale neppure esisterebbe”. Lo ha affermato questa mattina monsignor Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per le comunicazioni della Santa Sede, durante la presentazione del messaggio di Papa Francesco per la 50ª Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. Si tratta di “un anniversario che rimanda al Concilio Ecumenico Vaticano II”, ha ricordato mons. Viganò, anche perché “è l’unica giornata mondiale a essere stabilita dal Concilio”. Nel suo intervento il prefetto ha prima cercato di spiegare come la misericordia sia “il tratto distintivo dell’agire e dell’essere della Chiesa” affermando che “la Chiesa ha la responsabilità di narrare in parole e opere, in atteggiamenti e forme di vita, il volto misericordioso di Dio in Cristo”. Pertanto “deve apprendere da Gesù a declinare la misericordia in parole di speranza e di vita e in gesti coinvolgenti, lasciandoci toccare dalle vicende dell’umano e sapendo, come più volte ricorda Papa Francesco, toccare la carne degli ultimi”. Un secondo aspetto affrontato da mons. Viganò è l’ascolto, “una sorta di martirio”. “L’ascolto – ha aggiunto – è un atto necessario allo svolgersi della comunicazione, e prevede anzitutto il silenzio, condizione indispensabile per ricevere ogni parola pronunciata e coglierne il significato”. “Siamo parlanti solo in quanto siamo ascoltatori”, ha aggiunto, ma “il silenzio non è soltanto meditazione e ascolto; come abbiamo visto già in occasione della prima apparizione pubblica di Bergoglio, il silenzio è esso stesso comunicazione”. Per mons. Viganò, “la beatitudine della misericordia” la Chiesa è chiamata a viverla “anzitutto nelle sue relazioni perché – ha concluso – la comunità cristiana non è un gruppo elitario né è costituita da perfetti”.

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