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Papa Francesco: a operatori santuari, “con l’accoglienza ci giochiamo tutto”

“Il santuario è realmente uno spazio privilegiato per incontrare il Signore e toccare con mano la sua misericordia”. A garantirlo agli “addetti ai lavori” è stato il Papa, che nel discorso rivolto agli operatori dei pellegrinaggi ai santuari ha proseguito, a braccio: “Confessarsi in un santuario è un’esperienza di toccare con le mani la misericordia di Dio”. L’accoglienza, dunque, è “la parola-chiave”, ha raccomandato Francesco: “Con l’accoglienza ci giochiamo tutto”. “Un’accoglienza affettuosa, festosa, cordiale, e paziente!”, la definizione del Papa, che sempre fuori testo ha puntualizzato: “Ci vuole pazienza!”. I Vangeli, del resto, “ci presentano Gesù sempre accogliente verso coloro che si accostano a Lui, specialmente i malati, i peccatori, gli emarginati. E ricordiamo quella sua espressione: ‘Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato'”. “Gesù ha parlato dell’accoglienza, ma soprattutto l’ha praticata”, ha ammonito il Papa: “Quando ci viene detto che i peccatori – ad esempio Matteo, o Zaccheo – accoglievano Gesù nella loro casa e alla loro mensa, è perché anzitutto essi si erano sentiti accolti da Gesù, e questo aveva cambiato la loro vita”. Anche il libro degli Atti degli Apostoli, ha sottolineato Francesco, “si conclude con la scena di san Paolo che, qui a Roma, accoglieva tutti quelli che venivano da lui. La sua casa, dove abitava come prigioniero, era il luogo dove annunciava il Vangelo. L’accoglienza è davvero determinante per l’evangelizzazione”. “A volte, basta semplicemente una parola, un sorriso, per far sentire una persona accolta e benvoluta”, il consiglio del Papa.

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