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Unioni civili: Centro studi Livatino, salgono a 321 i firmatari dell’appello contro il ddl

Salgono a 321 i giuristi – magistrati, avvocati, docenti universitari, notai di differenti fori – che hanno ad oggi sottoscritto l’appello contro il ddl Cirinnà sulle unioni civili lanciato lo scorso 12 gennaio dal Centro studi Livatino presieduto da Mauro Ronco, ordinario di diritto penale all’Università di Padova e primo firmatario del testo. Tra questi, Gianfranco Amato, presidente dell’associazione “Giuristi per la vita”; Valter Brunetti, sostituto procuratore della Repubblica a Napoli; Riccardo Chieppa, presidente emerito della Corte costituzionale; Fabio Massimo Gallo, presidente di sezione Corte d’appello di Roma; Simonetta Matone, sostituto procuratore generale Corte d’appello di Roma. Il documento mette in evidenza la sovrapposizione, contenuta nel ddl, del regime matrimoniale a quello delle unioni civili. Il provvedimento, si legge nell’appello, “individua un regime identico a quello del matrimonio” e “ciò contrasta con la Costituzione, che tratta in modo specifico la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio, distinguendola dalle altre formazioni sociali”. “Particolarmente iniqua”, prosegue l’appello, la previsione – contenuta nel ddl – della possibilità di adottare da parte della coppia same sex”. “Non accettabile”, quale alternativa alla stepchild adoption, la soluzione dell’affido rafforzato. In tal modo “il ‘diritto al figlio’ dell’aspirante genitore sostituisce il ‘superiore interesse del minore'”. Il testo mette inoltre in guardia dal rischio di giungere “direttamente alla legittimazione dell’utero in affitto”, una “delle forme contemporanee di sfruttamento e di umiliazione della donna più gravi, ostile a quel rispetto della persona che è cardine del nostro ordinamento”. “In un momento di così seria crisi demografica e di tenuta del corpo sociale – la conclusione dell’appello -, auspichiamo una legislazione che, in coerenza con lo spirito e con la lettera della Costituzione, in particolare degli articoli 29 e 31, promuova la famiglia e favorisca la maternità, e così metta da parte ddl come quello c.d. sulle unioni civili, ostili alla dignità della persona, all’interesse del minore, al bene delle comunità familiari, al futuro dell’Italia”.

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