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Ue: Schengen, termine più citato nelle sedi comunitarie. All’Accordo aderiscono 26 Paesi. Regole sospese in 7 Stati

Lisbona: controlli di frontiera all'aeroporto della capitale portoghese

(Strasburgo) “Schengen”: per tutta la giornata è stata questa la parola maggiormente pronunciata nella sede dell’Europarlamento, a Strasburgo, la città alsaziana nella quale è in corso la sessione plenaria dell’Assemblea. Qui sono riunite le altre istituzioni Ue: in emiciclo hanno preso la parola, oltre agli eurodeputati, anche i presidenti del Consiglio europeo Tusk e della Commissione Juncker. Il rispetto della libera circolazione delle persone entro i confini Ue – tutelato proprio dall’Accordo di Schengen, ma “minacciato” dalle pressioni migratorie e dalla scarsa tenuta delle frontiere esterne – è il tema che ha fatto da cornice a discussioni, critiche, accuse, dichiarazioni di vari esponenti politici europei. L’Accordo di Schengen, firmato nel 1985 nel piccolo comune lussemburghese di cui porta il nome, vede in origine aderire 5 Paesi: Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo e Paesi Bassi. La Convenzione di Schengen (firmata nel 1990 ed entrata in vigore 5 anni dopo) completa l’accordo e definisce le condizioni e le garanzie inerenti all’istituzione dello spazio di libera circolazione. Oggi lo spazio Schengen comprende 26 Stati: 22 fanno parte dell’Ue, cui si aggiungono Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. Non ne fanno invece parte Regno Unito e Irlanda, mentre 4 altri Stati Ue sono in attesa di aderire: Romania, Bulgaria, Croazia e Cipro.

Le norme principali di Schengen prevedono: abolizione dei controlli sulle persone alle frontiere interne; armonizzazione delle condizioni di ingresso e per la concessioni dei visti; rafforzamento della cooperazione tra forze di polizia alle dogane; sviluppo del Sistema d’informazione Schengen (Sis). Attualmente 7 Stati dello spazio Schengen hanno chiesto – secondo una procedura autorizzata dai trattati – di “sospendere temporaneamente” la libera circolazione delle persone e di reintrodurre controlli ai confini nazionali. Si tratta di Germania, Francia, Svezia, Danimarca, Malta, Norvegia e Austria.

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