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Unioni civili: Tarquinio (Avvenire), “si regolino secondo l’art. 2 della Costituzione”. In Parlamento “possano lavorare su questo punto”

“Dal 2005 scrivo che va percorsa la strada solidale o patrimoniale per regolare le unioni tra persone dello stesso sesso, e non il piano matrimoniale che coinvolge il piano dei figli. Un piano delicatissimo perché ogni persona ha il diritto di avere sempre chiara la traccia che porta alla donna e all’uomo che ti hanno generato”. Lo ha affermato oggi Marco Tarquinio, direttore di “Avvenire”, intervenendo al programma televisivo “Pane quotidiano” su RaiTre. Rispondendo alle domande della conduttrice Concita De Gregorio e degli studenti ospiti in studio, Tarquinio ha ricordato come, secondo la Chiesa, “le persone omosessuali vanno accolte con rispetto e delicatezza”, termini usati “nel Catechismo della Chiesa cattolica da molti anni”. Per il direttore di “Avvenire”, “il problema non è che la Chiesa deve mettere il suo timbro su una legge dello Stato. Credo sia giusto che i credenti e gli stessi vescovi dicano, partecipando al dibattito pubblico, il loro punto di vista su una questione che riguarda tutti. Sono cittadini di questo Stato e possono farlo”. Riguardo al tema delle unioni civili, Tarquinio ha detto che “il nome ‘unione civile’ significa che non è un’unione canonica”. E commentando le indiscrezioni giornalistiche rispetto ai “dubbi del Colle” sulla legge in discussione, ha ricordato come “la sentenza della Corte costituzionale 138/2010 rigetta la richiesta sulla costituzionalità del matrimonio gay dicendo che il matrimonio è regolato secondo l’art. 29 e riguarda chiaramente un uomo e una donna”. E ha sottolineato un aspetto “molto importante”: “Secondo la Corte costituzionale finalmente in Italia si legiferi sulle unioni civili regolandole secondo l’art. 2 della Costituzione”. “C’è un emendamento ‘premissivo’ al ddl Cirinnà che richiama questa cosa – ha aggiunto – ma nell’articolato ci sono una serie di rimandi al Codice civile che sovrappongono completamente matrimonio e unioni civili”. Per Tarquinio “è questo il punto su cui possono lavorare” in Parlamento, altrimenti “così il testo potrebbe avere dei problemi”.

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