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Unioni civili: Azione cattolica su ddl Cirinnà, “legge da riscrivere”. Sì ai diritti, ma non assimilare unioni civili a matrimonio

“Le questioni al centro del Disegno di legge sulle Unioni civili sono di grandissima importanza. E sono questioni di una delicatezza estrema, perché coinvolgono direttamente gli aspetti più fondanti e decisivi dell’umano, le sue aspirazioni più profonde: il bisogno di amare e di essere amati, il desiderio di vedere riconosciuta la propria identità e la propria capacità di intessere relazioni profonde, l’aspirazione ad avere dei figli. Dimensioni dell’umano che chiedono, innanzitutto, di essere trattate con cura, prudenza, rispetto, non solo nelle cose che si dicono, ma anche nei toni, nelle parole e nei gesti con cui ci si esprime”. Si intitola “Una legge da riscrivere” la “Nota” della Presidenza nazionale dell’Azione cattolica, diffusa oggi pomeriggio in seguito alla riunione del Consiglio nazionale tenutosi nel fine settimana a Roma. “È questo l’atteggiamento che chiediamo di mantenere a chi agisce in campo politico, è questo l’atteggiamento che vogliamo concorrere a costruire nel Paese”. L’Ac afferma: “La nostra associazione è grande, abitata da sensibilità differenti, che possono legittimamente portare a modi diversi di agire per promuovere i valori che ci accomunano e in cui tutti crediamo saldamente. Ci sembra che questo sia un bene. Ma ciò non ci esime dalla responsabilità di avere ed esprimere un’opinione sulla legge in discussione”, che riguarda “tutta la società” e ciò che “essa vuole essere. Il suo presente e il suo futuro, il bene di ciascuno e di tutti”.

La nota prosegue: “Una legge per regolare le convivenze omosessuali e garantire a esse un riconoscimento da parte dello Stato va fatta. L’ha detto la Corte Costituzionale, ma lo dice soprattutto la necessità di dare una risposta a chi attende da tempo che lo Stato regolamenti in modo specifico diritti e doveri connessi a questo tipo di relazione affettiva, evitando di lasciare campo libero a decisioni creative del potere giudiziario”. Tuttavia “la legge, così com’è stata proposta in Parlamento, non ci piace. Non la condividiamo. Innanzitutto perché è piena di rimandi al diritto matrimoniale: in questo modo, le unioni civili finiscono per essere assimilate nei fatti al matrimonio, malgrado a parole il Disegno di legge dica una cosa diversa quando afferma che si tratta di ‘una specifica formazione sociale’. “Un’ambiguità – sottolinea il documento – che nasce, evidentemente, dalla necessità di raggiungere un compromesso tra idee, culture, sensibilità e interessi differenti. Cosa che in democrazia può rivelarsi necessaria, lo sappiamo. Ma siamo anche convinti che non si dovrebbero fare leggi poco chiare, soprattutto su temi così importanti e delicati”. L’Ac chiede dunque “di cercare un possibile punto alto di sintesi tra le diverse spinte e aspettative, più che un loro semplice giustapporsi”. Per l’Azione cattolica “questa è una legge che meriterebbe di essere fatta oggetto di uno sforzo maggiore di ponderatezza, precisione ed equilibrio. Auspichiamo davvero con forza che il Parlamento si dia il tempo e le modalità necessarie per farlo, con il necessario sforzo di ascolto delle istanze del Paese”.

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