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Siria: mons. Zenari, strage Deir Ezzor “altra pagina nera”. “A Ginevra decidano i siriani”

“Un’altra pagina nera di questa spirale di violenza generata dalla guerra. Speriamo e preghiamo”. Con queste parole il nunzio apostolico in Siria, monsignor Mario Zenari, commenta la strage di civili, 300 per l’agenzia siriana Sana e 135 per l’Osservatorio nazionale per i diritti umani, e il rapimento di altre centinaia tra donne e bambini, compiuti dai militanti dello Stato islamico a Deir Ezzor, nell’Est della Siria. Una delle più grandi stragi commesse in quasi cinque anni di guerra civile in Siria che giunge proprio mentre l’inviato speciale dell’Onu per la Siria, Staffan de Mistura, spera di riunire il 25 gennaio a Ginevra, per i colloqui di pace, i rappresentanti del governo e dell’opposizione come previsto dalla risoluzione approvata dal Consiglio di Sicurezza il 19 dicembre scorso. In quell’occasione, per la prima volta in 5 anni di conflitto, i 15 membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu adottarono una risoluzione politica che prevedeva negoziati fra le parti, il cessate-il-fuoco, la formazione di un Governo di transizione e elezioni entro 18 mesi. Assad avrebbe dato già conferma della sua partecipazione.
“Non so se questa data sia realistica – ammette il nunzio a Damasco – il 25 è la prossima settimana. Speriamo che sia confermata e vedremo se alle parole seguiranno i fatti”. In questi ultimi mesi, spiega mons. Zenari, “la comunità internazionale sembra aver assunto una decisione più forte anche al Consiglio di sicurezza dove c’è stato qualche momento di unanimità rispetto a 4 o 5 anni fa”. Segno di “una volontà più decisa di far uscire la Siria dalla crisi a livello internazionale”. Il nunzio non nasconde le difficoltà: “Basta vedere la recente diatriba tra Iran e Arabia Saudita per comprendere quanto la questione sia complicata. La rottura delle relazioni diplomatiche non è certo un buon segnale di distensione tanto più è noto che in Siria gli attori principali sono proprio questi Paesi. La comunità internazionale – ribadisce il rappresentante vaticano – deve tenere duro, non mollare, nella speranza che si arrivi a una soluzione”. Pur auspicando “la più ampia partecipazione” ai colloqui di Ginevra, mons. Zenari non ha dubbi: “Siano i siriani a decidere del loro futuro. Aiutati dalla comunità internazionale, devono essere i siriani a risolvere la crisi”. Ma c’è un altro punto che sta a cuore del nunzio: “La situazione umanitaria che permane catastrofica e che si aggrava con il freddo invernale”. “Ci sono Paesi come Libano e Giordania ma anche la Turchia – afferma – che portano il peso della tragedia dei milioni di profughi e rifugiati. La comunità internazionale deve aiutare queste nazioni. Pensiamo al Libano che ha un milione e oltre di rifugiati su una popolazione di 4 milioni. Lo stesso vale per la Giordania. Aiutarli è necessario. In Giordania il numero sta salendo per i bombardamenti in alcune zone del sud della Siria”.
“Non esiste alcuna soluzione alla crisi – aggiunge il nunzio – se non si trova una soluzione anche all’emergenza umanitaria. La chiave di tutto è la cessazione della violenza e del conflitto. Un cessate il fuoco e poi una soluzione politica negoziata. Solo a queste condizioni si può sperare che la gente faccia ritorno alle proprie case. Le sofferenze del popolo sono enormi. È urgente un cessate-il-fuoco su tutto il territorio siriano per cominciare il dialogo politico”.

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