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Migrazioni: documento delle Caritas del Messico e del Centroamerica

In occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato le Caritas e la pastorale sociale del Messico e dei Paesi del Centroamerica alzano la voce attraverso un documento sull’imponente flusso migratorio che interessa l’America centrale, da Panama fino agli Stati Uniti. Le Caritas tracciano, anzitutto, una mappa degli imponenti flussi migratori, sottolineando che quello più imponente riguarda i profughi che cercano rifugio negli Stati Uniti. Non mancano, però, altri ingenti flussi “regionali”, come quello dal Nicaragua alla Costa Rica, che oggi è il Paese con la maggior percentuale di stranieri dell’America Latina e del Caribe.
Le Caritas denunciano con forza il flagello della tratta di persone, definito “crimine contro l’umanità”: “Bande di trafficanti, conosciuti come coyote, oltre che sfruttare economicamente le persone che sono state spinte a migrare, spesso assaltano i migranti, oppure li abbandonano, lasciandoli esposti ad altri pericoli, come gruppi criminali, estorsioni, omicidi, estrazione di organi, violenze sessuali e sparizioni”.
Si scopre poi che il Messico ha espulso più centroamericani degli Stati Uniti (almeno 118mila persone nei primi nove mesi del 2015). Nel documento viene poi segnalato il dramma dei minori non accompagnati: almeno 80mila alla frontiera tra Usa e Messico. A questa situazione si aggiunge l’emergenza, esplosa di recente, dei profughi cubani che cercano di raggiungere gli Stati Uniti, per godere i benefici della cosiddetta “Ley de adjuste cubano”.
Diverse e richieste contenute nel documento. Tra queste, l’attenzione a rimuovere le cause economiche e politiche e le violenze che provocano così grandi flussi; garantire il diritto alle persone di poter vivere una vita migliore; l’adozione di politiche concertate tra i vari Stati.

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