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Convegno di Firenze: Grassi (filosofo), “dal Papa invito pressante affinché sia riscritta l’agenda della Chiesa in Italia”

Piergiorgio Grassi

“Il Convegno ecclesiale fiorentino ha smentito una duplice preoccupazione espressa prima che si aprissero i lavori a proposito del tema scelto”. La riflessione viene da Piergiorgio Grassi, filosofo, direttore della rivista “Dialoghi”, che ieri è intervenuto al seminario promosso a Roma dall’Azione cattolica sul “dopo Firenze”. La prima preoccupazione: “La categoria di umanesimo è stata messa in discussione dalla cultura contemporanea sino a dichiarare con Foucault che ‘l’uomo è passato di moda’. È diventata perciò una categoria ambigua e polisemica”. Ma, aggiunge Grassi, è invece “prevalsa l’intenzione di sollecitare, anche presso i credenti”, “l’esplicitazione delle qualità umanistiche del cristianesimo: la rivelazione di Dio è rivolta all’uomo” per “il compimento del suo destino trascendente”. La “seconda preoccupazione” che “veniva esplicitata: la declinazione del tema rischiava di essere troppo generale e astratta rispetto alle urgenze che la Chiesa italiana è chiamata ad affrontare per essere fedele alla sua missione in questo Paese, in uno scenario pieno di contraddizioni e di ambivalenze”. “Nemmeno l’introduzione, nel documento preparatorio, dell’indicazione delle cinque vie verso l’umanità nuova (uscire, abitare, annunciare, educare, trasfigurare) su cui far convergere il dibattito, sembrava sufficiente – secondo il filosofo – ad arginare il pericolo che a Firenze il discorso meramente culturale prevalesse su quello della conversione pastorale e missionaria”.

“A dare una risposta positiva a tali interrogativi sono intervenuti – secondo Grassi – durante il Convegno fiorentino, due elementi. Il primo è stato la decisione di far aprire i lavori a Papa Francesco con un discorso di forte spessore che è parso a molti osservatori esterni e interni un invito pressante rivolto a tutti, in primis ai vescovi, affinché sia riscritta l’agenda della Chiesa nel nostro Paese”. “Quello che viene richiesto oggi è un ulteriore passo avanti; una vera conversione pastorale della Chiesa, il che significa un diverso parlare di Dio, significa tornare al Dio che Gesù ha raccontato quando ha narrato la parabola del figliol prodigo. È la parabola sul Dio misericordioso che perdona tutti, che tutti aspetta, che tutti accoglie e che tutti abbraccia”. Ma “oltre alla centralità dell’annuncio del Vangelo, c’e un secondo elemento di novità: la sinodalità come coinvolgimento pieno di tutto il popolo di Dio nella vita della Chiesa e della sua missione. Una questione che ha trovato una prima attuazione nella modalità concreta con cui si è svolto il Convegno ecclesiale”. Dopo le “due dense relazioni di Mauro Magatti e Giuseppe Lorizio, “il lavoro è proseguito nei gruppi”, Per Grassi “la scelta non è parsa casuale. La modalità di ascolto, del confronto, del discernimento faccia a faccia, di parresia e rigore, è sembrato un modello da ripetere, adattato, a tutti i livelli della vita ecclesiale, anche perché il frutto di questo lavorare insieme non è stato di poco conto”.

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