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Burkina Faso: il racconto di un cooperante sugli attacchi a Ouagadougou

“Ieri sera ero in strada, andavo verso l’aeroporto, che è molto vicino al luogo degli attacchi: la strada principale era completamente bloccata ma quelle laterali ancora percorribili. Ho visto partire una serie di proiettili traccianti e ho dovuto fare marcia indietro”. Marco Alban, rappresentante della ong Lvia a Ouagadougou, racconta al Sir le ore dell’attacco che, nella capitale del Burkina Faso, ha provocato – secondo i primi bilanci – una ventina di morti e per cui si registra già una rivendicazione attribuibile ad Al Qaeda nel Maghreb Islamico. Ad essere colpiti sono stati l’albergo Splendid e il ristorante Cappuccino: qui un blitz delle forze dell’ordine è terminato, mentre sembra essere ancora in corso in un secondo hotel, lo Ybi. “Sono luoghi frequentati sia da stranieri che da africani: non sono tra i più cari ma sono usati anche da uomini d’affari e per convegni”, spiega Alban, secondo cui quanto accaduto è paragonabile all’attacco contro l’hotel Radisson di Bamako, nel vicino Mali, lo scorso novembre. “Non bisogna stupirsi di quel che è successo – continua -. Ouagadougou finora era stata risparmiata, ma questo è anche un segnale al nuovo potere che si sta insediando: gli attentatori hanno approfittato di questo momento di transizione e di debolezza dello Stato; ma la popolazione resta lucida”.

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