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Guerra e giornalismo: Borgomeo (Aiart) a Copercom, “con la preoccupazione si può convivere, con la paura, spesso irrazionale, no”

“Con la preoccupazione si può ‘convivere’, con la paura, spesso irrazionale, no. Sono trascorsi due mesi dal tragico 13 novembre che ha sconvolto Parigi con una serie drammatica di cinque attentati. Come un fermo-immagine su un videoregistratore o un lettore di CD o DVD, le stragi sono rimaste negli occhi di miliardi di persone”. Lo scrive Luca Borgomeo (presidente dell’associazione spettatori Aiart) in un contributo per il Copercom sulla responsabilità che investe chi racconta la guerra con parole e immagini. “È indubbiamente difficile ‘raccontare’ questi fatti violenti, impastati di odio, di ferocia e purtroppo di sangue. Non si può, dando queste notizie, non avvertire un certo disagio, se non la preoccupazione, di alimentare ansia e paura e, soprattutto, di dare involontariamente una mano a chi ha come obiettivo primario quello di seminare il terrore”. Certo, precisa Borgomeo, “le notizie devono essere date, i fatti raccontati, le reazioni riportate, le risposte della gente e delle istituzioni rese note”. Ma “nell’informare bisogna farsi carico responsabilmente degli effetti che le notizie possono avere e, conseguentemente, accompagnare sempre e comunque il dovere di informare con quello, altrettanto importante, di orientare il giudizio dei fruitori dei media sulla gravità dei fatti, sulle responsabilità, sulla capacità delle forze politiche e sociali, oltre che militari, di contrastare e assicurare alla giustizia i terroristi”, mostrando “in tal modo l’insensatezza delle gesta dei criminali e l’impossibilità di sovvertire con questi atti disperati l’ordine costituito e di ‘cambiare’ la vita di miliardi di persone”.

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