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Unioni civili: mons. Monari (Brescia), riconoscimento “temo non sia passo avanti”

“Il riconoscimento legale delle unioni civili va in direzione opposta rispetto alla creazione di una società più coesa e sicura”. Ne è convinto monsignor Luciano Monari, vescovo di Brescia. Nell’editoriale del settimanale diocesano “La Voce del Popolo”, dedicato alle unioni civili, il presule osserva: “Quando si chiede il riconoscimento civile dell’unione di fatto, ciò che è in gioco sono essenzialmente dei diritti. La coppia di fatto chiede allo Stato di riconoscerle un certo numero di vantaggi che fino ad oggi erano riservati alla famiglia: reversibilità della pensione, diritto all’eredità, diritto ad adottare dei bambini…”. A questi diritti “non corrispondono dei doveri codificati; ciascun componente della coppia può lasciare il partner solo che lo desideri senza dover giustificare la sua scelta perché non ha assunto dei doveri nei confronti della collettività. La convivenza rimane solamente un ‘fatto’, non diventa un valore sociale”. Per mons. Monari, questa modalità di rapporto “è notevolmente più moderna del matrimonio e risponde meglio al modello attuale di produzione. Proprio perché i vincoli di coppia sono meno rigidi che in una famiglia, la disponibilità alle esigenze del lavoro è più grande. Un passo avanti, quindi? Temo di no”. Probabilmente “produrremo di più ma saremo più insicuri, più soli, meno capaci di sacrificarci per il bene di tutti. Abbiamo creato una società frammentata, fatta di una molteplicità di ‘io’ separati; poi la frammentazione è diventata così profonda che si può parlare di una società liquida; se continuiamo nella stessa direzione – la domanda conclusive dell’editoriale – la prossima tappa sarà una società gassosa; o no?”.

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