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Papa Francesco in sinagoga: Di Segni, segno di amicizia e rispetto

“Dobbiamo mandare un messaggio fondamentale, che è quello che le differenze religiose sono una ricchezza per la società, portano pace, portano progresso e quindi in senso talmente opposto a quello che sta succedendo per altri allarmanti segnali che vengono da altri mondi religiosi”. Riccardo Di Segni, rabbino capo della Comunità ebraica di Roma, sintetizza ai microfoni di Radio Vaticana il “messaggio” che verrà dalla visita di Papa Francesco, domenica 17 ottobre, al Tempio maggiore di Roma. Alla visita, la terza di un Pontefice dopo quelle di san Giovanni Paolo II nel 1986 e di Benedetto XVI nel 2010, saranno presenti rappresentanti dell’ebraismo mondiale, rabbini italiani e israeliani, ex deportati. Di Segni sottolinea la necessità di continuare a sviluppare tra ebrei e cattolici, a 50 anni dalla “Nostra Aetate”, “un rapporto di collaborazione e di rispetto reciproco, che dovrà essere un grande segno per noi e per tutti”, e definisce “molto importante” il documento sulla dimensione teologica di questo dialogo, pubblicato di recente dalla Commissione per i rapporti religiosi con l’ebraismo, per il rispetto “formulato nei confronti dell’ebraismo come Popolo di Dio vivente”, e il “rigetto di forme organizzate di conversione e di evangelizzazione”. In questi quasi tre anni di pontificato, conclude, Papa Francesco “ha dimostrato ripetutamente il suo interesse al confronto, al dialogo, al rapporto amichevole; ha accolto numerose delegazioni; ha visitato lo Stato d’Israele, ha fatto affermazioni importanti dicendo che anche il rifiuto dello Stato d’Israele rappresenta una forma di antisemitismo… in generale, ha confermato e rafforzato un clima rispettoso”.

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