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Attentati a Giacarta: p. Magnis-Suseno (gesuita), “campanello d’allarme. Indonesia prenda coscienza del pericolo terrorismo”

“Questo attacco deve rappresentare un campanello d’allarme per tutti gli indonesiani e soprattutto per i musulmani. Devono prendere coscienza del pericolo del terrorismo”. A dichiararlo ad “Aiuto alla Chiesa che soffre” (Acs) è padre Franz Magnis-Suseno, gesuita e docente di filosofia all’Università di Giacarta, in merito alla serie di esplosioni verificatesi questa mattina nella capitale indonesiana. “È troppo presto per identificare gli autori, ma certo è plausibile che possa essere stata opera di Isis”. Secondo il religioso, l’accaduto non è legato all’attuale situazione interreligiosa nel paese. L’obiettivo non sarebbe né la comunità cristiana – il 9,9% della popolazione a fronte di un 87,2% di musulmani – né altre minoranze religiose. Tuttavia, come denunciato dall’ultimo Rapporto Acs sulla libertà religiosa nel mondo, “la tradizione indonesiana di pluralismo e armonia religiosa è sempre più minacciata dall’intolleranza religiosa che cresce sotto la spinta dell’islamismo radicale”. Le idee islamiste che si diffondono sono in gran parte importate dal Medio Oriente, in particolare grazie a finanziamenti per studiare in Arabia Saudita o nello Yemen, nonché il sostegno finanziario alla pubblicazione e alla distribuzione di letteratura islamista. “Le autorità sono sicure di poter contare su un buon sistema anti-terroristico, che opera sin dal 1988”, afferma padre Magnis-Suseno, ricordando tuttavia la presenza di numerosi gruppi terroristici, “realtà molto divise tra loro che non possono essere accomunate né far fronte comune. La maggior parte di queste condanna lo Stato islamico, ma due gruppi in particolare sostengono seppur indirettamente il Califfato”. Si tratta del Jemaah Islamiah e dell’ East Indonesia Mujahidin. Il gesuita non ritiene la diffusione di sostenitori dello Stato islamico un pericolo imminente in Indonesia, ma tutto dipenderà dagli sviluppi politici ed economici del paese. “Se il governo riuscirà, come sembra, a fornire aspettative concrete di un futuro migliore e a fermare la dilagante corruzione, allora i giovani indonesiani non cercheranno alternative quali l’Isis”.

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