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Papa in Sinagoga: monsignor Forte (Cei), “ogni idea di sostituzione va rifiutata”

“Ogni idea di sostituzione che veda la Chiesa semplicemente prendere il posto di Israele nel disegno di Dio va rifiutata”. Lo afferma monsignor Bruno Forte, arcivescovo di Chieti-Vasto, presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, in merito alle perplessità sollevate dal rabbino capo di Roma, rav Riccardo di Segni, sulla espressione di “fratelli maggiori” utilizzata in riferimento agli ebrei. “Secondo lo stesso Apostolo Paolo – precisa meglio il vescovo teologo – la reintegrazione d’Israele e della Chiesa in un unico popolo avverrà solo alla fine, quando il Figlio dell’uomo tornerà: fino ad allora – e fatti salvi singoli cammini di conversione a Cristo sempre avvenuti nella storia e sempre possibili – i due popoli dovranno avanzare secondo la chiamata ricevuta da Dio rispettivamente e dovranno crescere nel dialogo fra loro e nel servizio dell’Eterno”.
In un’intervista rilasciata all’agenzia stampa Ansa, di Segni aveva detto: “Io ho sempre detto che è un’espressione un po’ ambigua. Dal punto di vista mediatico è di grande impatto. Dal punto di vista teologico-biblico è però problematica, perché il fratello maggiore nella Bibbia e anche nel Nuovo testamento, per esempio nella Lettera ai Romani di Paolo, è il cattivo e il perdente. Quindi in questa espressione vi può essere anche un riferimento al sostituzionismo, anche se di queste cose l’uomo della strada non sa assolutamente niente”. “Meglio che ebrei e cristiani si definiscano da soli”, ha quindi consigliato il rabbino.

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