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Monsignor Galantino: su unioni civili giusto “dare risposte” ma le adozioni restino fuori

La società registra al suo interno “la presenza crescente di unioni di segno diverso. Lo Stato ha il dovere di dare risposte a tutti, nel rispetto del bene comune prima e più che del bene dei singoli individui”, ma “la stepchild adoption non è necessariamente legata al tema delle unioni civili” e “va trattata in altra sede”. Non usa giri di parole monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei. In un’intervista al “Corriere della Sera”, definisce il testo del ddl Cirinnà avvolto da un “velo di ipocrisia”. Troppi i “continui rimandi al diritto matrimoniale”. Sulla “scarsa presenza dei vescovi” nel dibattito rilevata da alcuni, spiega: “Nella Chiesa prevale questa idea: se dovessimo scriverla noi una legge, certamente non conterrebbe le soluzioni proposte dal ddl Cirinnà. La Chiesa italiana – vescovi, preti e laici – non ha alzato bandiera bianca. Solo chi è in malafede può affermare che manca la voce dei vescovi. Salvo poi accusare la Chiesa di ingerenza”. Il testo, prosegue, “sembra costruito per tenere insieme posizioni altrimenti non componibili”, quelle “dei vari gruppi politici o meglio dei gruppi di pressione in campo”; è “la somma di più egoismi” più che “una composizione democratica in vista del bene comune!”. Perché, si chiede il segretario Cei, “non capire che la stepchild adoption non è necessariamente legata al tema delle unioni civili e che essa va trattata in altra sede? Il problema è che alcuni fanno fatica a rinunziare al velo di ipocrisia che avvolge il testo del ddl liberandolo, per esempio, dai continui rimandi al diritto matrimoniale”.

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