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Monsignor Galantino: “il reato di clandestinità è un’abnormità”

“Il reato di clandestinità è un’abnormità. Perché punisce una condizione, non un comportamento”. Lo ha affermato ieri sera monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, rispondendo alle domande di Giovanni Floris nella trasmissione tv “DiMartedì”. Sul fenomeno dell’immigrazione in Italia, c’è “differenza tra percezione e realtà”, ha evidenziato mons. Galantino, per il quale “la percezione nasce perché c’è un certo tipo di comunicazione, di approccio ‘di pancia’”. “La differenza tra percezione e realtà – ha continuato – non aiuta ad affrontare seriamente un problema che non è più un’emergenza”. “Mi fa specie – ha affermato il segretario generale della Cei – un politico che dica ‘il reato di clandestinità va abolito ma non possiamo farlo adesso perché scompenseremmo chissà che cosa’. Farebbe specie a chiunque un politico che prende le decisioni che riguardano le persone solo sulla base di quello che potrebbe semmai disturbare la gente”. Sui fatti recentemente accaduti a Vignola, per mons. Galantino non si tratta di “bullismo, è delinquenza pura e semplice fatta da islamici o da italiani”. Il segretario generale della Cei ha spiegato che “l’integrazione non è mai frutto di buonismo a buon mercato, l’integrazione vera è frutto di atteggiamento di accoglienza, mentalmente e anche di cuore”, perché “l’altro ha sempre qualcosa da dirmi e da darmi”. “La vera integrazione – ha precisato – è frutto di identità serie e reciprocamente riconosciute, che vanno armonizzate”. Mons. Galantino ha ricordato di “come si possa stupidamente rinunciare alla propria identità”, ammonendo: “Quando noi presentiamo il vuoto gli altri lo riempiono con quello che hanno”.

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