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Reato di clandestinità: Forti (Caritas Italiana), “politica per legittimarsi rischia di stravolgere le regole democratiche”

“Pensare di gestire l’immigrazione irregolare attraverso interventi solamente punitivi – sottolinea Forti – vuol dire non intervenire su dinamiche che hanno bisogno di interventi ben più complessi, che non si vuole o non si è in grado di attuare”. Forti è consapevole che la depenalizzazione del reato di immigrazione irregolare “potrebbe costituire una iniziativa impopolare ma è proprio qui il paradosso: sono anni in cui alla verità si è sostituita la menzogna e l’inganno, con dichiarazioni robanti e vuote, provvedimenti normativi inutili se non dannosi”. Al contrario, suggerisce, c’è bisogno “di una comunicazione pubblica onesta, non fondata sulla percezione dei fenomeni ma sulla realtà. Perché la paura non si sconfigge mentendo e vendendo ma cercando di comunicare una prospettiva chiara, una direzione di marcia giusta, onesta e ragionevole, aiutando un Paese a ragionare sul merito delle questioni”. “Le parole ascoltate in queste ore – conclude – fanno pensare ad una politica che per legittimarsi rischia di stravolgere le regole democratiche, spesso a spese delle persone più vulnerabili, che non hanno voce. Rischia di proporre una immagine della politica che è mediazione al ribasso, tatticismo esasperante”. Secondo i più recenti dati del Viminale nel corso del 2015 sono arrivate in Italia 153.842 persone. Le presenze nei centri sono 103.792. La regione che ne accoglie di più è la Lombardia con 12.499 persone, seguita dal Veneto con 7.619 poi da Piemonte, Campania e Sicilia. La Caritas stima che nelle proprie strutture siano transitate nel 2015 circa 20 mila persone. Il progetto “Un rifugiato a casa mia” coinvolgerà almeno 1000 migranti che saranno ospitati presso famiglie e parrocchie.

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