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Polonia: Jedraszewski (Lodz), “il figlio non è un prodotto”

“La Chiesa parla a nome di coloro che non hanno voce o sono dei malati terminali, difendendo il loro diritto alla vita dal concepimento alla morte naturale”: lo ha detto monsignor Marek Jedraszewski, arcivescovo di Lodz (Polonia), durante l’incontro con i fedeli nell’ambito dei “Dialoghi nel duomo”. “Il figlio non è un prodotto, non è un oggetto! È una persona sin dal concepimento e nasce come dono di Dio”, ha sottolineato il presule condannando i “metodi tecnologici” della fecondazione assistita e citando i dati del ministero della sanità polacco che ha appena interrotto gli stanziamenti previsti per coppie che si sottopongono alla Fivet (fecondazione in vitro). “Per la nascita di un bambino il programma prevedeva lo stanziamento di circa 12mila euro” ha rilevato mons. Jedraszewski aggiungendo che “degli oltre 51mila embrioni creati quasi 25mila sono stati trapiantati, ma solo 8mila hanno portato alle gravidanze dalle quali sono nati 3.600 bambini”. Il presule si è soffermato sulla naprotecnologia (natural procreation technology) come l’unico metodo di cura dell’infertilità non contrario al magistero della Chiesa. Questi è un insieme di tecniche diagnostiche e interventi medici che hanno per obiettivo l’individuazione della causa dell’infertilità e la sua rimozione. Il numero di nati vivi è del 50-60 per cento fra le coppie che eseguono i trattamenti contro una media del 20-30 per cento fra chi ricorre ai cicli della fecondazione in vitro.

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