Papa Francesco in Colombia. Mons. Alí Herrera (Bogotá): “Unire un Paese ferito nel cuore”

Dal 6 al 10 settembre il Santo Padre visiterà le città di Bogotá, Villavicencio, Medellín e Cartagena. Parla monsignor Luis Manuel Alí Herrera, uno dei tre vescovi incaricati di organizzare il viaggio papale: "C’è ancora un senso di grande insicurezza e la mancanza di pace si vede anche nella situazione di sconvolgimento etico delle famiglie, nei giovani senza speranza, nella crescente corruzione. E’ importante portare speranza, tutta la nazione dev’essere coinvolta nella pace"

“Facciamo il primo passo”. E’ questo l’invito, rivolto a tutti i colombiani, che accompagna l’annuncio ufficiale della visita apostolica che papa Francesco farà in Colombia dal 6 al 10 settembre di quest’anno, toccando le città di Bogotá, Villavicencio, Medellín e Cartagena. Una notizia attesa da tempo, più volte ipotizzata e poi smentita, intrecciata al complesso cammino di pace e all’accordo con il gruppo guerrigliero delle Farc, raggiunto alla fine dello scorso anno. Un accordo che solo due mesi prima sembrava essersi infranto sulla bocciatura al referendum confermativo, che aveva polarizzato i colombiani tra pro e contro l’intesa. In quei giorni lo stesso papa Francesco aveva espresso il desiderio di recarsi in Colombia soltanto quando la strada della pace, dopo 53 anni di guerra civile, fosse stata chiaramente imboccata.

Viaggio “spirituale” per portare “riconciliazione”. Cosa che, pur con difficoltà, sta avvenendo. Ma per avanzare speditamente serve che tutta la società colombiana si unisca in questo sforzo, che ciascuno, appunto, si senta in dovere di fare il primo passo. E papa Francesco promette di voler camminare insieme a questo popolo per ottenere pace e riconciliazione. Portando, però, non un messaggio politico, ma eminentemente spirituale. Lo ha confermato, annunciando il viaggio, oggi (10 marzo) a Bogotá, il nunzio apostolico in Colombia, monsignor Ettore Balestrero. La visita, ha detto, è “di ordine spirituale” ed ha invitato tutti i colombiani a prepararsi ad accogliere il Vicario di Cristo.

“Il Papa – ha detto il Nunzio – vuole andare incontro ai colombiani, quelli che vivono nelle città e quelli che vivono nelle campagne e hanno una cultura e necessità diverse; viene per i ricchi e per i poveri per i giovani e per gli anziani. Mons. Balestrero ha evidenziato che è insolito che il Papa visiti durante i suoi viaggi un solo paese e per ben quattro giorni. Questo dimostra “importanza che Francesco attribuisce a questo viaggio e, dunque, alla Colombia”.

Alla conferenza stampa hanno partecipato anche il presidente della Repubblica Juan Manuel Santos, l’arcivescovo di Bogotá e presidente del Celam, cardinale Rubén Salazar Gómez, il presidente della Conferenza episcopale colombiana, monsignor Luis Augusto Castro Quiroga e il vescovo castrense, mons. Fabio Suescún Mutis, che sarà il responsabile dell’organizzazione del viaggio papale. Il presidente colombiano, premio Nobel per la Pace, ha detto: “Lo accoglieremo a braccia aperte e a cuore aperto, come messaggero di pace e riconciliazione. “Invito tutti i colombiani, senza nessuna distinzione, ad accogliere con gioia ed entusiasmo il Santo Padre. E’ il vicario di Cristo e viene a portare a tutti il messaggio di Pace”, la pace che porta Gesù Cristo, quella pace “che siamo tutti chiamati a costruire a partire da un cuore aperto al perdono, alla riconciliazione, alla fraternità, alla solidarietà”, ha detto il card. Salazar. Ha aggiunto mons. Castro: “Grazie al Papa per aver accolto l’invito firmato da tutti noi vescovi. Molti hanno chiesto di poter accogliere Francesco, da tutto il Paese”. Ma in ogni caso, anche se si è dovuto fare una scelta, “il Papa parlerà in ogni momento della visita a tutti i colombiani”.

In seguito all’annuncio del viaggio papale, monsignor Fabio Suescún Mutis, vescovo castrense e responsabile del Comitato preparatorio per la visita del Santo Padre, ha presentato l’immagine ufficiale del viaggio, nella quale viene rivolto il seguente invito ai colombiani: “Demos el primer paso”. “Facciamo il primo passo”, per raggiungere la riconciliazione e la pace. In tal modo, ha spiegato il vescovo, i colombiani sono invitati ad essere “missionari de la riconciliazione”.

Quattro città rappresentative del Paese. Subito la macchina organizzativa si è messa in movimento. Lo conferma al Sir monsignor Luis Manuel Alí Herrera, vescovo ausiliare di Bogotá, uno dei tre vescovi (assieme a mons. Suescún e a mons. Juan Carlos Cárdenas Toro, vescovo ausiliare di Cali) incaricati di organizzare il viaggio papale. Lo contattiamo mentre è già in corso la prima (festosa) riunione preparatoria. “La nostra – ci dice – è una gioia grande, anche per la durata del viaggio, quattro giorni non sono pochi. Tra l’altro ci sono due importanti coincidenze: proprio in quei giorni in Colombia si celebra la Settimana della Pace e il 9 settembre è la festa di san Pedro Claver, il gesuita spagnolo che a Cartagena protesse e difese gli schiavi di colore”. Mons. Alí Herrera spiega anche i motivi che hanno portato alla scelta delle quattro città: “Era importante che il Papa si fermasse in città grandi, che potessero accogliere un gran numero di pellegrini provenienti anche dalle zone vicine. Bogotá è la capitale, si trova nel centro del Paese. Villacencio (che si trova a 130 chilometri da Bogotá, ndr) è una città che ha sofferto molto per la guerriglia e favorisce l’arrivo dalle zone vicine e dalla parte sudorientale. Medellín è la seconda città del Paese, ha una grande tradizione cristiana e lì potranno convergere i fedeli delle città vicine, della Cordigliera centrale. Cartagena, infine, è a nord, sul mar dei Caraibi, ed è la città dove visse san Pedro Claver”.

Una visita per unire i colombiani. Per il vescovo ausiliare di Bogotá questo “è prima di tutto una visita pastorale del Papa a tutti i colombiani, non deve tingersi di accenti politici. Il Papa porta un messaggio spirituale e di riconciliazione, per unire un Paese ferito nel cuore e polarizzato”. Proprio in virtù di questo atteggiamento, la visita papale rappresenta una grande opportunità per un cammino di pace “per il quale si deve fare molto di più. Certo, c’è stato l’accordo con le Farc. Ma sono ancora in corso le trattative con l’altro gruppo guerrigliero, l’Eln. Le cosiddette bandas criminales (Bacrim) compiono crimini in molte zone del Paese”, soprattutto quelle che prima erano controllate dalla guerriglia (è impressionante negli ultimi mesi l’aumento di omicidi di leader sociali). Conclude il vescovo: “C’è ancora un senso di grande insicurezza e la mancanza di pace si vede anche nella situazione di sconvolgimento etico delle famiglie, nei giovani senza speranza, nella crescente corruzione. E’ importante portare speranza, tutta la nazione dev’essere coinvolta nella pace”.

 

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