Potenti ma fragili: le contraddizioni dei Millennials

La Generazione Z (l’ultima?) è un mistero che fa spaccare la testa a sociologi e a psicologi e che sta aumentando in modo esponenziale la sindrome del “burn out” fra gli insegnanti e gli assistenti della scuola secondaria. Gli studi più recenti (che ormai si susseguono quasi senza soluzione di continuità) mostrano un quadro che non solo sembra inquietante (stanno aumentando i segnali di patologie psicologiche fra i più giovani) ma che soprattutto sembra difficilissimo da decifrare

Così potenti ma così fragili. I millennials sono pieni di contraddizioni. Le ragazze e i ragazzi nati nel Duemila (gli americani li chiamano anche Generazione Z) sono sempre connessi ma sono isolati, sono più saggi dei loro fratelli maggiori ma sono più ansiosi, dovrebbero essere più soddisfatti ma sono stressati come mai nel passato. La Generazione Z (l’ultima?) è un mistero che fa spaccare la testa a sociologi e a psicologi e che sta aumentando in modo esponenziale la sindrome del “burn out” fra gli insegnanti e gli assistenti della scuola secondaria. Gli studi più recenti (che ormai si susseguono quasi senza soluzione di continuità) mostrano un quadro che non solo sembra inquietante (stanno aumentando i segnali di patologie psicologiche fra i più giovani) ma che soprattutto sembra difficilissimo da decifrare. I nati nel Tertio Millennio Adveniente (come lo annunciò il Santo Giovanni Paolo II nel 1994) sono cresciuti con i social media e con la costante proliferazione di informazioni su un internet completamente mobile, hanno visto l’ascesa dello Stato Islamico e delle nuove forme di terrorismo. I nuovi adolescenti si avvicinano all’età adulta in un contesto politico caratterizzato da eventi come la Brexit, la presidenza Trump o, in Italia, il referendum costituzionale. Come faranno a plasmare il proprio futuro?

Sempre connessi. La differenza più evidente fra i Millennials e le generazioni precedenti è che sono “online” fin dalla nascita, fin da quando i loro genitori, un po’ ingenuamente, hanno postato i loro primi vagiti sulla rete. Solo nel Regno Unito, teatro di una delle indagini più recenti, i giovani di un’età compresa tra i cinque e i 16 anni sono online almeno tre ore ogni giorno. La connettività ormai permea la loro vita, dalle amicizie alle relazioni più superficiali; dalla rete, che navigano soltanto in mobilità (con gli smartphone) apprendono tutto quanto di cui hanno bisogno per essere informati sull’attualità, per l’intrattenimento e per lo shopping. Essere “sempre connessi” ha trasformato il modo in cui interagiscono fra di loro e con il mondo degli adulti.

Le applicazioni più popolari sono Snapchat, Instagram e la messaggistica; l’adolescente medio ha almeno 150 seguaci su Instagram, e spende circa mezz’ora al giorno su Snapchat. I giovani hanno anche un senso molto più fluido dell’identità sessuale e di genere. Un sondaggio del National Citizen Service (NCS) che ha coinvolto 1.000 adolescenti nel mese di ottobre di quest’anno, ha rilevato che solo il 63% dei ragazzi di età compresa tra 16 e 17 si definiscono eterosessuali al 100% (rispetto al 78% degli adulti). Per l’identità di genere i dati sono anche più inquietanti, con solo il 78% di giovani ragazzi che si identificano al 100% come “maschi” e solo l’80% delle giovani donne che si identificano al 100% come “femmine”.

Insoddisfatti. La Generazione Z non è felice. Un’indagine dell’Organizzazione Mondiale della Sanità condotta in 42 Paesi nel 2013 e nel 2014, e i cui dati sono stati pubblicati solo adesso, dice che gli adolescenti sono tra i meno soddisfatti della propria vita. L’indagine (che misura la soddisfazione per la vita in relazione ai rapporti con la famiglia, con la scuola, e che misura anche la salute mentale e l’uso di droghe) dimostra che sta crescendo in modo preoccupante il tasso di ansia e che aumentano i segnali di malattie mentali. Nell’analisi delle telefonate ricevute da “ChildLine” (un servizio di telefono amico gestito nel Regno Unito dalla “National Society for the Prevention of Cruelty to Children – NSPCC”) il 31% delle chiamate hanno riguardato problemi di salute mentale. Nel 1986, l’anno di inaugurazione del servizio di “ChildLine”, i motivi ricorrenti delle chiamate erano abusi sessuali e fisici, e problemi familiari. I problemi di salute mentale non comparivano proprio nella top 10.

“Quello che vediamo è una generazione di bambini che esprime molto più chiaramente la propria infelicità”, dice Emily Cherry, dirigente della NSPCC. “C’è un problema generale di autostima. Ogni volta che accendono i telefoni e iniziano a scorrere i messaggi o i post degli amici, misurano la propria autostima sui numeri dei like o dei follower”.

Gli adolescenti, però, sono anche più saggi e partecipi. Diminuisce l’incidenza dei problemi legati agli abusi di alcol e droghe. I nuovi maggiorenni, inoltre, sono andati a votare, appena ne hanno avuto la possibilità, con percentuali più alte dell’ultima generazione di adolescenti del Novecento. Da queste contraddizioni e da queste fragilità, la generazione con maggiori mezzi a propria disposizione della storia dell’umanità, fra qualche anno comincerà a costruire il proprio futuro. Come sarà?

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