Toccare e fare con le proprie mani, come cambiano i musei per i millennials

La nuova generazione dei millennials (i trentenni di oggi) è più interessata alle “esperienze” che al prodotto. Lo affermano alcune ricerche molto recenti. I musei di tutto il mondo, con straordinario tempismo, hanno intercettato la nuova tendenza e hanno cominciato ad attrezzarsi. In Usa e anche in Italia. Privilegiato l'approccio "esperienziale"

Toccare, sentire, manipolare con le proprie mani, diventare esperti e attivare iniziative di peer tutoring. Così, alla fine, sono i bambini a guidare i genitori nei meandri di una esposizione museale. La nuova generazione dei millennials (i trentenni di oggi) è più interessata alle “esperienze” che al prodotto. Lo affermano alcune ricerche molto recenti. Secondo Eventbrite, quasi tre su quattro dicono che acquisterebbero un’esperienza invece di un oggetto.

I millennials (nati cioè dal 1980 in poi) stanno trasferendo questo loro approccio verso l’arte e la cultura anche nelle attività da svolgere insieme con i propri figli.

I musei di tutto il mondo, con straordinario tempismo, hanno intercettato la nuova tendenza e hanno cominciato ad attrezzarsi. In Usa e anche in Italia.

Jeff Fromm, presidente di FutureCast, una società di consulenza di marketing per i millennials e autore, fra gli altri, di “Millennials with Kids: Marketing to this Powerful and Surprisingly Different Generation of Parents”, ha voluto andare ad esplorare due mostre di nuova concezione allestite in Usa da The Chicago Museum Of Science And Industry e da Abraham Lincoln Presidential Library Foundation. Anche in Italia cominciano ad essere allestite esibizioni di tipo interattivo per i più piccoli, come nel caso di “Love” (Chiostro del Bramante di Roma), un percorso “esperienziale” attraverso alcuni capolavori dell’arte contemporanea dedicati al tema dell’amore.

A Chicago, il “Museum Of Science And Industry”, con la collaborazione di “Lego”, ha allestito una esposizione sulle grandi opere costruite dall’uomo come il Golden Gate, la Stazione Spaziale Internazionale e perfino il nostro Colosseo. Le grandi opere sono riprodotte in grande formato grazie a uno speciale allestimento “artistico” dei famosi mattoncini di plastica della “Lego”. I visitatori e, soprattutto, i bambini sono caldamente invitati a provare ad allestire le proprie costruzioni. Scatole piene di mattoncini sono a disposizione delle famiglie per una attività “esperienziale” inedita per un museo.
“Vogliamo rendere la scienza immediata, accessibile e divertente”, spiega Matt Simpson, vice presidente Marketing e Comunicazione del museo. Si tratta, dice di

un’esperienza educativa completamente nuova.

“Gli ospiti possono incontrare da vicino queste strutture gigantesche costruite con mattoncini Lego, in un percorso espositivo che è simile ad una galleria d’arte. Tuttavia, all’interno dello stesso spazio, gli ospiti possono anche giocare con le proprie mani e costruire una nuova struttura. Si tratta di un bisogno inedito che noi vogliamo soddisfare con questi due percorsi paralleli e contigui e lasciamo liberi gli ospiti di scegliere cosa fare”, dice Simpson.

Alla “Abraham Lincoln Presidential Library Foundation” si sono spinti anche più in là. “Quando i bambini vengono da noi per una delle consuete visite di studio, non ci limitiamo a raccontare la storia di Lincoln, ma ci prodighiamo per insegnare loro come fare e gestire il tour nel museo. Alla fine diamo ai bambini il titolo di Junior Docent.  In questo modo, quando ritornano con le loro famiglie, sono proprio i bambini gli esperti che spiegano e guidano gli adulti nel museo, con un percorso narrativo che sono stati proprio loro ad immaginare e a costruire”, spiega Bob Rogers , fondatore e Chief creative Officer di “BRC Imagination Arts”, la società specializzata che collabora con la Fondazione per questo tipo di attività esperenziali rivolte ai più piccoli.

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