Google, Facebook e la Cina: l’inedita alleanza del “cavo”

Un cavo sottomarino lungo 12.800 km, steso sul fondo dell'Oceano Pacifico, renderà più veloci le comunicazioni tra Cina e Usa. Il progetto è frutto di un'alleanza tra i due colossi americani Google e Facebook e una società cinese costituita ad hoc. E' evidente l'importanza simbolica e pratica dell'iniziativa, che aumenta le relazioni tra due Paesi dai rapporti complessi, così come diventano lampanti le conseguenze di un simile spostamento di interessi da parte dei giganti dell'higth tech. Si delinea una partita in cui l'Europa rischia di essere emarginata

Qualcuno di noi è in grado di immaginare cosa significhino 80 milioni di chiamate internet in video conferenza che, contemporaneamente, siano attive su una linea che unisce una parte all’altra dell’Oceano Pacifico alla velocità di 120 terabit al secondo? Ebbene, questo è ciò che avverrà a partire dal 2018, fra poco più di un anno, a seguito del progetto varato nei giorni scorsi da parte di Google e Facebook, alleate con una società cinese che si chiama “Pacific light data communication”. Quest’ultima società rappresenta una costola della “China soft power technology holdings Ltd”, colosso della Repubblica Popolare, che insieme alle due società high tech americane ha deciso di posare un cavo sottomarino di ben 12.800 km di fibra ottica, per avvicinare non soltanto i due continenti, ma – evidentemente – per rendere più “fraterni” i contatti tra i due sistemi politico-economici: quello statunitense, culla della libera iniziativa e della creatività internet, e quello della Cina comunista sempre più proiettato verso le economie industriali avanzate. Dalla costa occidentale americana verso l’Asia, in particolare il Giappone, funzionano già una decina di questi cavi, ma sono più datati e soprattutto non così fulminei come quello progettato. Basti dire che rispetto al più veloce di quelli già presenti (si chiama “Faster”, ironia del nome, appartiene a Google e unisce in 9mila km Usa e Giappone) il nuovo cavo viaggerà a una velocità più che doppia. La nostra Europa sarà a sua volta protagonista di una svolta analoga: infatti Facebook e Microsoft (lasciando fuori Google, in questo caso) si sono alleate per un cavo sotto l’Oceano Atlantico che risulterà ancora più veloce di quello del Pacifico: 160 terabit al secondo. Ma il valore simbolico e pratico del cavo transpacifico, frutto dell’alleanza tra Google, Facebook e i cinesi, assume un rilievo particolare:

oltre all’aspetto “politico” di cui si diceva sopra, c’è soprattutto quello comunicativo.

Senza battere ciglio e senza mutare ufficialmente le “policy” sull’uso di internet all’interno della Repubblica Popolare Cinese, che aveva posto grosse restrizioni al proprio miliardo e mezzo di utenti, come di soppiatto ecco che arriveranno in Cina miliardi di connessioni finora non presenti. E a loro volta gli abitanti del Celeste Impero potranno interloquire con miliardi di altri uomini, a partire dai dirimpettai statunitensi.
Questa notizia non è quindi soltanto tecnologica (lunghezza del cavo e suo costo, 400 milioni di dollari, 31.250 dollari al km, tra l’altro costruito dagli svizzeri della TE Subcom), e nemmeno soltanto geo-politica (progressivo superamento delle barriere ideologiche tra i sistemi). Appare anche una notizia di spostamento di “baricentro”: se finora si è ragionato sull’asse Europa-America del Nord, dove risiedono le principali economie del globo, oggi Google e Facebook ci dicono che l’attenzione va spostata verso la Cina e verso il continente asiatico. Lì si trovano oltre 3 miliardi di uomini, sommando Cina, India e paesi del sud-est, cioè metà della popolazione del globo. L’Europa coi suoi 500 milioni di abitanti rischia – se non si attrezza adeguatamente per essere nella partita asiatica – di ridursi a una piccola provincia del nuovo “impero” che avanza: quello del Pacifico.

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